“2MANON2”: INTERVISTA A MARINELLA ANACLERIO

2-ma-non-2

Debutta in prima milanese mercoledì 23 novembre al Teatro Verdi di Milano, dove rimarrà in scena fino a domenica 27, “2MaNon2”. Si tratta di uno spettacolo adattato e diretto da Marinella Anaclerio, con Antonella Carone, Simone Càstano, Tony Marzolla e Dino Parrotta.

2-ma-non-2-2

Luigi Pirandello in persona, nel suo studio, tra il serio e il faceto ci invita a giudicare il suo modo di trattare i personaggi che ogni domenica si presentano ad udienza da lui, prendendo ad esempio il caso del giorno. Ma che succede se i due uomini sono amici e concordi? E se la donna rimane incinta e candidamente ammette di non sapere di chi, che ruolo assumeranno i due uomini? Due padri? Due zii? Cos’è la paternità? Cos’è l’amicizia? E qual è la natura della maternità?

2-ma-non-2-3

Teatro.Online ha intervistato Marinella Anaclerio, regista dello spettacolo.

Perché lo si potrebbe definire un Pirandello femminista?”

Per il semplice motivo che secondo me Pirandello ha sempre analizzato a fondo la psiche femminile. In questo caso analizza una cosa molto importante: la diversità di posizione rispetto alla genitorialità. Sostiene una cosa piuttosto semplice: il fatto che spesso e volentieri la donna si preoccupa principalmente dell’evento in sé. I protagonisti dello spettacolo non hanno superato la trentina e spesso gli uomini quando sono giovani si preoccupano della posizione civile, dello stato, della responsabilità civile rispetto al nascituro. La ragazza si preoccupa principalmente del bambino che nascerà”.

Perché questo spettacolo mette lo spettatore in uno stato interrogativo?”

Perché ci si chiede che cosa avremmo fatto noi in questo caso. La situazione è particolare: nasce con due uomini che decidono di pagare la stessa prostituta. Il pagamento li esonera da qualunque responsabilità. Però si capisce ben presto che tra i tre è nata una situazione che va oltre il semplice rapporto mercenario. Quindi si capisce benissimo che tra loro è nato un amore. A quel punto ci chiediamo cosa avremmo fatto noi, nel momento in cui amiamo la persona, perché si intuisce non solo il rapporto d’amore che lega i protagonisti alla donna, ma anche quello d’affetto che unisce i due uomini”.

Non è uno spettacolo catalogabile in un determinato genere, perché unisce commedia, tragedia e farsa, giusto?”

Inizia come commedia filosofica, nel senso che la domanda è: tu che avresti fatto? Perché c’è un bambino in arrivo e questo è fondamentale. Ci sono tutte le soluzioni ovvie ma nessuna è accettabile”.

La forza di questo testo sta nel fatto di non prendersi sul serio?”

No, la forza di questo testo sta nel mostrare come noi tante volte ci prendiamo sul serio, ma non prendiamo sul serio le situazioni. C’è una bella differenza”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *