ALESSANDRA FAIELLA E IL SUO “CIELO IN UNA PANCIA”

faiella

E’ una prima nazionale quella in scena fino al 6 novembre al Teatro Verdi di Milano: “Il cielo in una pancia” vede protagonista una delle attrici comiche più ironiche e versatili del panorama italiano: Alessandra Faiella. Il testo è di Francesca Sangalli e la regia di Andrea Lisco.

La pancia è sempre con noi fin dall’infanzia e non è capace di stare zitta. Quando siamo piccoli accompagna i nostri giochi, ci fa ridere, diventa il guscio dei nostri desideri. Da adulti si contrae se abbiamo paura e si rilassa quando siamo innamorati. Teatro.Online ha intervistato Alessandra Faiella, che con la sua comicità esilarante ci presenta una serie di episodi della vita di una donna: dall’infanzia alla maternità, passando per l’adolescenza.

“Cominciamo l’intervista parlando in termini generali: le donne ragionano di più con la pancia o con la testa?”

“Istintivamente ti direi con la pancia. Però non so se è proprio vero. Devo dire che usano molto anche la testa. Forse perché, come dico nello spettacolo, sono anche madri. Quando hanno un figlio non possono essere in balìa della pancia. Devono usare molto anche la testa e tradurre le emozioni con le parole. Gli uomini sono più razionali, forse in alcuni casi anche più anaffettivi”.

“Adesso ti provoco. Non ti chiedo con che cosa ragionano gli uomini, perché so già come mi risponderesti”.

“Infatti volevo andare a parare proprio lì. Stavo giusto per fare il classico esempio dell’uomo che perde la testa e compra a un’escort cinque negozi per farsi mollare poco dopo. A volte gli uomini riescono veramente a essere folli! Non so se ragionano con la pancia o con il basso ventre… Insomma, ci siamo capiti!”

“Veniamo allo spettacolo vero e proprio. Che tipo di donna è quella che porti in scena?”

“E’ una donna parasimpatica, che non significa che sembra simpatica ma non lo è. Intendo semplicemente dire che agisce con il sistema parasimpatico, ovvero un sistema impulsivo ‘di pancia’. O quantomeno agisce così per tutta la prima parte della propria vita: infanzia, adolescenza e prima età adulta. Comincia a usare la testa quando diventa madre. Per assurdo la pancia diventa ancora più protagonista in quel momento. Poi i doveri della maternità richiedono talmente tanto polso e tanta lucidità da farle usare la testa.

Faccio un esempio: rivedere i film della Disney più strappalacrime, come Biancaneve compianta dai sette nani nella teca di cristallo, la costringe a farsi prescrivere del Prozac. Sono eventi talmente strazianti che se le madri fossero solo in balìa della loro emotività, non riuscirebbero a sostenere loro figlio. Nel momento in cui si diventa madri tutto deve essere riequilibrato e ricalibrato. Questo è l’excursus della protagonista, che via via impara a trovare una mediazione tra testa e pancia”.

“Quanto è misterioso il dialogo tra noi e la nostra pancia?”

“E’ misterioso perché il corpo rientra nell’inconscio ed è difficile interpretare il suo linguaggio. Per esempio, quando noi facciamo una gaffe, con il corpo smentiamo quello che diciamo. Gli psicologi hanno imparato a farci leggere le vere intenzioni attraverso il corpo. Se io dico una cosa ma la smentisco con il corpo, la verità sta nel corpo, non nella parola. Noi puntiamo tutto sulla comunicazione verbale, mentre quella non-verbale e parasimpatica rimane avvolta nel più grande mistero. La prima parte dello spettacolo è molto comica perché la protagonista infila una figuraccia dietro l’altra. Quella finale vira verso la dolcezza e l’emotività, soprattutto quando la protagonista dice:

‘Non ci ricordiamo più di quando eravamo bambini, di quando le cose del mondo di sopra erano per noi un mistero. Quello che ci apparteneva interiormente era la nostra unica certezza. Adesso invece le cose del mondo di sopra sono le nostre uniche certezze. Ci siamo dimenticati di quello che abbiamo dentro, che per noi è diventato un mistero’.

Quindi l’inconscio, che come tale è qualcosa di sconosciuto, per noi esseri molto razionali della nostra società contemporanea è un mistero”.

“Non è un caso, vero, che esistano numerosissime espressioni che riguardano la pancia? Faccio un po’ di esempi: avere le farfalle nello stomaco; questo non lo digerisco; decidere di pancia; avere il pelo sullo stomaco”.

“Esatto. Infatti questa è una parte dello spettacolo in cui la protagonista ci spiega come le espressioni da te citate non siano metafore ma rappresentino la verità. I neuroni non sono solo nella nostra testa ma anche nella pancia. Questa è davvero una scoperta scientifica, che nel monologo viene citata e risponde a una verità molto precisa: noi ragioniamo anche con la pancia. La nostra protagonista è un caso limite. Però un po’ tutti noi, quando sentiamo le cose ‘di pancia’, forse dovremmo ascoltarci e fidarci di lei un po’ di più”.

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