EUGENIO ALLEGRI E’ “NOVECENTO” DI BARICCO

Eugenio Allegri è  fino al 2 aprile al Teatro Filodrammatici di Milano, dove porta in scena Novecento di Alessandro Baricco. Basandosi sullo spettacolo di Gabriele Vacis, Lucio Diana e Roberto Tarasco, Allegri ci racconta una storia tra le due guerre mondiali, quando Novecento venne abbandonato su una nave dai due genitori e fu ritrovato da un marinaio. Da quella nave, il Virginian, non ebbe mai il coraggio di scendere. Proprio a bordo di quel transatlantico visse d’arte imparando a suonare il pianoforte e “nutrendosi” dei discorsi dei passeggeri. Un monologo sulla cresta dell’onda dal 1994, che in 23 anni di allestimento ha totalizzato 120.000 spettatori. Un successo destinato a rimanere senza tempo.

La parola ad Eugenio Allegri

“Perché possiamo dire che Novecento riuscì a cogliere l’anima del mondo?”

Perché da un punto infinitesimale di osservazione rispetto al mondo, come una nave su cui salgono i passeggeri, Baricco dipinge un luogo che diventa una piccola parte dell’umanità e dello spirito delle persone. Credo che la metafora del piccolo spazio rappresenti automoticamente l’immagine dell’anima del mondo. E’ un bel microcosmo. Nel testo c’è un passaggio in cui Novecento spia la gente che sale sulla nave  e gli ruba l’anima. Come scrive l’autore: è l’essenza di tutto il discorso.

“Oltre alla coerenza di non voler scendere mai da quella nave, qual è l’aspetto più importante del carattere di Novecento?”

E’ un personaggio in cui molti si identificano. Forse la sua caratteristica principale è quella di crescere in una meraviglia che emana, ma che allo stesso tempo è la sua essenza. Io mi immagino sempre Novecento con uno sguardo disincantato sul mondo, con gli occhi aperti e meravigliati per tutto quello che accade intorno a lui. Come se l’esistenza fosse sempre una continua e meravigliosa scoperta. Finché la nave è in movimento, fino a quando non si ferma, tutto è meraviglia.

“Che tipo di messaggio vuol dare questo spettacolo?”

Quello di non rinunciare mai alla propria storia e di avere sempre qualcuno a cui raccontarla. 

“Nella prefazione del libro, Alessandro Baricco ha detto di aver scritto Novecento per un attore, Eugenio Allegri, e per un regista, Gabriele Vacis. Quanto si sente lusingato da quest’attestazione di stima?”

Gliene sarò grato per tutta la vita. E’ stata un esperienza incredibile. Ammetto di essere stato l’impulso iniziale di tutto, perché un giorno chiesi a Gabriele Vacis di fare un monologo. Conoscevo Baricco da molto tempo, ci eravamo incontrati diverse volte a Torino e quando lessi “Oceano mare” rimasi  incantato da come scriveva. Lo dissi a Vacis, che mi rispose: “Chiamiamo subito Alessandro”. Da lì nacque tutto.

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