“5 CM D’ARIA”: ANATOMIA DI UN RAPIMENTO

Lucia Marinsalta

Storia di Cristina

Gli Anni Settanta in Italia non segnarono solo l’inizio del terrorismo, ma anche quello dei sequestri di persona. Un ventennio di terrore, durato fino al 1991 con la legge sul blocco dei beni. Al principio i nomi delle vittime erano altisonanti e famosi: Alemagna, Perfetti, Rancilio, Sutter. Poi divennero solo merce di scambio, persone privata della loro identità, che molto spesso non fecero più ritorno a casa. Come Cristina Mazzotti, rapita e uccisa nella bergamasca nel 1975 a 18 anni la sera del pagamento del riscatto. Un miliardo e 50 milioni di lire (5,5 milioni di euro di oggi) pagati dalla famiglia invano.

Cristina Mazzotti

Per non dimenticare

Grazie a un progetto di Nando Dalla Chiesa e Marco Rampoldi che ha firmato la regia, la vicenda di “CriCri” è diventata un monologo scritto da Paola Ornati e interpretato da Lucia Marinsalta, in scena al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 26 marzo. Teatro.Online l’ha intervistata per voi.

“Lucia, in questo spettacolo convergono, in un flusso continuo, tante voci: quelle delle vittime, quelle dei carnefici, quelle dei giovani spettatori che rimangono attoniti, quelle degli spettatori più anziani che sussurrano ‘Io c’ero’. E’ questo il punto di forza della pièce?”

“Il punto di forza è che si tratta di una storia assurda successa realmente e che ha toccato tantissime persone. La cosa che mi aveva sconvolto di più l’anno scorso è che a fine spettacolo le signore si avvicinavano a me e mi dicevano di ricordarsi tutta la vicenda, perché in quegli anni, nel giro di due settimane, erano state rapite due loro compagne di classe. Quello che colpisce è l’umanità della storia ed è un aspetto che in quegli anni non era evidente.

Dopo il pagamento del riscatto e la liberazione di Pietro Torrielli nel 1972, lui non riusciva ad aiutare gli inquirenti che indagavano sul suo sequestro. C’era una totale disattenzione nei confronti delle vittime. Una cosa che mi ha sempre sbalordito è che per moltissimo tempo il sequestro è stato considerato un delitto contro il patrimonio. Non contemplava minimamente l’impatto psicologico sulle persone. Questi individui non venivano tutelati. Erano abbandonati e probabilmente lo sono anche oggi”.

“E’ stata dura per lei dal punto di vista emotivo?”

“E’ stata un’esperienza molto toccante. Oltretutto abbiamo avuto solo una settimana per imparare a memoria il testo e mettere in piedi lo spettacolo. Quindi è stato difficile anche a livello fisico, oltre che emotivo. Ma non perché io mi sia immedesimata con Cristina, bensì per l’argomento della vicenda e per il pensiero delle cose da lei vissute. E’ stato questo a farmi male. Allo stesso tempo, però, ho fatto un percorso molto bello, perché non capita spesso la possibilità di raccontare queste storie. In più, secondo me, il testo è bellissimo e io sono entrata subito in sintonia con il copione. E’ questo la base di tutto: se non ci fosse stato un testo così forte sotto, al pubblico non sarebbe arrivato un messaggio di quest’impatto”.

“Quali furono gli errori principali commessi dallo Stato e dalle istituzioni?”

“Il fatto di avere sottovalutato la vicenda. Tra il primo e l’ultimo rapimento in Italia sono passati vent’anni. Questo cosa significa? Che nessuno ha fatto niente per un periodo lunghissimo. Questa è una cosa tremenda, ma è sempre così. Non ci si preoccupa di crimini o ingiustizie fino a quando questi non assumono proporzioni gigantesche. Solo allora si prendono provvedimenti. E’ questo che fa più male: l’immobilità legislativa”.

“Se potesse parlare con Cristina Mazzotti, cosa le direbbe?”

“Me lo sono chiesto anch’io qualche giorno fa. Credo che non sarei capace di dirle nulla. Forse sarebbe anche inutile. Il silenzio varrebbe di più di mille parole”.

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