“LANDSCAPE/PAESAGGIO”: INTERVISTA AD ALESSANDRO AVERONE

 

E’ in scena in prima nazionale fino a domenica 15 ottobre al Teatro Out Off di Milano Landscape/Paesaggio, un testo di Harold Pinter con la traduzione di Alessandra Serra e la regia di Alessandro Averone. Ne sono protagonisti Christine Reinhold e Derek Allen. Landscape è un’opera del 1968, che vede protagonista una coppia sposata da lungo tempo. Marito e moglie, seduti in cucina, rievocano il passato, che come spesso accade nei testi di Pinter, si confonde nel paesaggio della memoria. Duff e Beth raccontano in modo simultaneo la vita passata insieme. Da una parte Beth sceglie di comunicare utilizzando solo i propri ricordi, nei quali si perde fino a ritornare protagonista degli eventi del passato. Duff al contrario vuole rimanere aggrappato alla realtà e tenta di riconquistare la moglie.

 

Il regista Alessandro Averone

Parla il regista Alessandro Averone

“Siamo di fronte alla crisi di una coppia?”

Sì, alla crisi di una coppia e anche al tentativo di risoluzione. La crisi c’è sempre all’interno delle coppie. La routine porta a sedersi nei rapporti e a fantasticare in altre zone. Quindi c’è un po’ il rischio che la coppia diventi un rudere. Però, da un certo punto di vista, questo rudere è rassicurante perché ha una sua scombinata stabilità e quindi spesso ci si siede all’interno di questa comodità.

“Perché il passato si confonde nel paesaggio della memoria?”

Perché i meccanismi della memoria e del ricordo sono molto particolari e hanno dei contorni sfumati. Quindi molto spesso uno ricorda gli eventi e i fatti non esattamente per come si sono svolti. Spesso quello che pensiamo di ricordare diventa quello che ricordiamo, ma magari non è esattamente quello. Poi il valore di che cos’è realmente quello che ricordiamo è diverso. Può essere che abbia valore per come lo ricordiamo e non per quello che è esattamente stato.

“Perché la routine diventa per i protagonisti una vera e propria gabbia?”

Perché si perdono il desiderio e la voglia di vedere l’altra persona come un qualche cosa che non conosciamo, un qualche cosa che ancora ci può stupire. Si instaurano dei meccanismi di linguaggio, di rapporto e di ruoli all’interno della coppia e spesso si fossilizzano su quello. Non si pensa più che l’altra persona ci possa sorprendere, che possa essere un territorio da scoprire.

“Perché l’assenza di dialogo diventa il punto d’incontro della coppia?”

Lo può essere drammaturgicamente e per chi guarda dal di fuori. Molto spesso all’interno c’è un corto circuito, per cui non ne trae vantaggio nessuno. Dal di fuori, invece, diventa un buon esempio su come la divagazione o l’allontanamento dal dialogo possano avere delle risonanze in realtà molto evidenti per chi guarda dall’esterno un tentativo di risoluzione.

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