“IL BUGIARDO” DI GOLDONI: LA FANTASIA E’ SOLO UNA MENZOGNA

Un mondo ideale

Ci sono tante persone che vivono in un mondo tutto loro. Sono sempre esistite e sempre esisteranno. Se però a parlarne  è un drammaturgo come Carlo Goldoni, il risultato è esilarante.

Il bugiardo è in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 9 aprile. Diretto da Alfredo Arias, che ne ha curato anche l’adattamento con Geppy Glejieses, vede protagonisti sulla scena lo stesso Glejieses, Marianella Bargilli, Luchino Giordana, Luciano D’Amico, Valentina Valsania, Antonio Interlandi e Lorenzo Glejieses . Ciliegina sulla torta di questo ricco e talentuoso cast è la presenza di Andrea Giordana nel ruolo di Pantalone.

Un divertente bugiardo

Lelio, interpretato da Geppy Glejieses, è un personaggio che non può risultarci che simpatico: la realtà è la sua fantasia. Il mondo, filtrato da Napoli e Venezia, due splendide città che qui appaiono come un caledoscopio, è per lui una finzione allegra e divertente, un universo ideale fatto a sua immagine e somiglianza, dove le uniche protagoniste sono la creatività e l’inventiva. Proprio per questa sua visione spensierata della vita ci diverte e risulta impossibile condannarlo.

Intervista a Marianella Bargilli

“Vuole parlarci un po’ di Rosaura, il suo personaggio?”

Lo dico con affetto e in senso buono: quando si affronta il personaggio di Rosaura con un regista come Alfredo Arias non si sa dove si va a finire. Data la sua grande fantasia, non ha una visione normale dei testi. Con lui le prove a tavolino non esistono: ti manda in scena e ti dice di improvvisare. Ti guida avendo un’idea ben precisa del testo e del personaggio. Man mano che si va avanti, si rende conto anche lui che la fantasia, l’immaginazione e la creatività devono avere il loro spazio. Infatti la nostra è una storia che per molti aspetti nasce dalla fantasia.

La mia Rosaura è molto diversa rispetto al testo: ha una voce molto impostata, da attrice di lungo corso, è capricciosa, vuole il suo fidanzato e combatte con la sorella per avere la meglio. E’ una donna di ieri, di oggi e di domani. Potremmo definirla “una donna senza tempo”.

“C’è nel testo un ammonimento da parte di Goldoni verso chi mente? In fondo si dice non solo che le bugie abbiano le gambe corte, ma anche che si ritorcano contro chi le dice”.

Nel suo adattamento Alfredo incoraggia Lelio a continuare a dire le bugie, avallando così il suo atteggiamento. La metafora che ne viene fuori è che il bugiardo dà linfa vitale e immaginazione all’esistenza. Le menzogne forniscono la possibilità di vedere la vita in un altro modo e creano moltissime situazioni che non sono sempre così negative. Infatti manca la morale goldoniana. Il testo è stato smontato e rimontato. Se io dovessi catalogare questo spettacolo, lo chiamerei “una giostra”.

“Il fatto che in quest’opera Goldoni abbia quasi abbandonato il suo cavallo di battaglia, cioè le maschere, per tornare ai personaggi in carne e ossa, si deve al suo desiderio di dare una maggiore dimensione realistica alla commedia contrapposta al mondo di fantasia in cui vive Lelio?”

Direi di no. Per quanto riguarda le maschere, ci sono Arlecchino e Brighella, interpretati da Lorenzo Glejieses che fa un lavoro meraviglioso. Però anche loro due sono un’invenzione, perché a un certo punto Arlecchino si trasforma in Brighella. Sono impressioni: è come se in un quadro ci fosse una leggerissima sfumatura di colore diversa. Anche gli stupendi costumi di Chloe Obolenski, storica collaboratrice di Peter Brooks, non sono del Settecento. Per esempio io ho un vestito Anni Cinquanta. La storia arriva nel diciottesimo secolo solo durante il suo sviluppo ed è soltanto lì che vediamo l’impostazione goldoniana. La scena è completamente spezzettata. Per cui anche le maschere hanno un’evoluzione completamente diversa dal solito. 

Devo ammettere che una sera mi piacerebbe vedere lo spettacolo da spettatrice, cioè standone al di fuori. Tutti mi dicono che è divertentissimo e hanno ragione. Però è completamente diverso dagli allestimenti goldoniani più classici. Allo stesso tempo, tuttavia, ne mantiene il sapore. Il merito di tutto questo va al regista,  che conosce la nostra cultura e ha una visione a tutto tondo del teatro, che viene riportata nei suoi lavori. 

“E’ anche un atto di denuncia verso la superficialità degli aristocratici e degli arricchiti?”

Assolutamente sì. Nel testo questo aspetto risalta molto. Tra il primo e il secondo atto, inoltre, non viene chiuso il sipario, ma c’è un piccolo momento di improvvisazione, dove noi attori esprimiamo parole di denuncia. Lo spettacolo comincia così: “Per combattere la crisi mondiale, la famiglia Cannavacciuolo presenta ‘Il Bugiardo’ di Goldoni. Forse il messaggio più bello arriva proprio da questo atto di denuncia.

 

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