“PROMETEOEDIO”: ESCHILO SECONDO EMANUELE CONTE

Il mito di Prometeo, l’uomo che rubò il fuoco per donarlo all’umanità, arriva al Teatro Menotti di Milano con una produzione del Teatro della Tosse di Genova . Prometeoedio è in scena fino al 2 aprile. E’ Emanuele Conte a dirigere la pièce, tratta dalla tragedia di Eschilo. Ne sono protagonisti Gianmaria Martini (Prometeo), Alessia Pellegrino Bia (Violenza e Io), Enrico Campanati (Ermes), Roberto Serpi (Efesto e Coro delle Oceanine) e Pietro Fabbri Cratos (Potere e Oceano).

Generosità o superbia?

Prometeo pagò quello che gli Dei ritenevano un atto di tracotanza con una punizione terribile: venne incatenato a una roccia ai confini del mondo per il resto dei suoi giorni.  Al centro del lavoro di Conte, intervistato da Teatro.Online, c’è l’uomo. La sua meravigliosa umanità è fatta di imperfezioni, fragilità, debolezze e difetti.  Qui l’essere umano viene rimesso al centro della storia e amato per quello che è.

La parola al regista Emanuele Conte

“La forza di Prometeo è data dalla sua coerenza, dal fatto cioè di non essersi mai pentito di quello che ha fatto?”

La sua forza è quella di aver capito che nell’uomo c’è qualcosa di più grande di quello che c’è in Dio: c’è la dignità di sapere che ogni giorno deve svegliarsi e fare quello che vuole e può fare, a dispetto del fatto che la sua vita ha un termine.

“Prometeo è un individuo che si è scontrato con qualcosa di più grande di lui?”

Prometeo rinuncia alla propria immortalità per diventare uomo. Da una parte fa un omaggio all’umanità, dall’altra commette lo sgarbo più grande che si possa fare verso Zeus.

“In questo spettacolo lei ha spostato la sua analisi dal potere in quanto tale alla ribellione al potere. Vogliamo approfondire questo concetto?”

“Questo è il terzo spettacolo di una trilogia  sulla ribellione al potere. In questo caso si tratta di una ribellione verso il potere più assoluto che si possa immaginare, cioè quello divino”.

“C’è un gioco di parole e una libera interpretazione nel titolo Prometeoedio scritto tutto attaccato? Si possono intendere sia la divinità che la prima persona singolare?”

“Esatto, entrambe le cose. Prometeo lancia una sfida a Dio. Nel titolo, però, c’è anche quello che noi stessi possiamo trovare in lui, perché Prometeo ci rappresenta tutti. Simboleggia forse la parte creatrice, la più bella dell’umanità, quella capace di creare poesia e bellezza, e che ci distingue dagli animali e dagli Dei”.

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