“CUORI SCATENATI”: 4 DOMANDE IN VIDEO A SERGIO MUNIZ

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Un ritorno di fiamma può essere pericoloso e paradossale. Se poi è una coppia come Diego e Francesca che prova a sperimentarlo per salvare il proprio matrimonio con un’insensata notte d’amore, gli effetti sono davvero imprevedibili: i due insieme sono una vera e propria alchimia esplosiva. Immaginate cosa può accadere se a spegnere l’incendio è Sergio Muniz.

Diego Ruiz porta in scena Cuori scatenati fino al 5 febbraio al Teatro San Babila di Milano e dal 7 al 12 febbraio al Teatro Gioiello di TorinoL’autore ne è anche protagonista con Maria Lauria, Francesca Nunzi e Sergio Muniz, che Teatro.Online è tornato a intervistare.

La parola a Sergio Muniz

“Tu sei l’elemento destabilizzante della coppia. Eppure hai il classico volto da bravo ragazzo che piace alle mamme. Si dice anche che nella finzione si interpretino meglio i personaggi opposti al proprio carattere. A te cosa piace e cosa non piace del tuo personaggio?”

“E’ vero, è un personaggio che destabilizza, ma lo fa senza volerlo. Lui si trova in una situazione che porta avanti. C’è la possibilità che succedano dei casini? Certo che sì! Succedono eccome! La colpa però non è di nessuno. Il mio è un personaggio molto estremizzato. Io però non sono così scemo. O forse sì?”

(scoppiamo entrambi a ridere) “Non lo sei assolutamente. Questo in inglese si chiama fishing for compliments, lo sai?”

“Scherzi a parte, fa piacere fare personaggi diversi. E’ questa la bellezza del nostro lavoro: poter interpretare qualcosa di nuovo. Il bello di far l’attore è giocare a fare delle cose che nella vita reale non ti potresti mai permettere di fare. Io nasco come una persona molto timida. Quindi uso questo lavoro anche come terapia per aprirmi. E’ molto divertente”.

“Pensi che possa essere facile per il pubblico identificarsi in una storia come questa?”

“Assolutamente sì. E’ facilissimo, perché si parla di dinamiche di coppia naturali, magari leggermente più estremizzate. Però, come spesso accade, la realtà supera la finzione. La parte comica nasce dall’unione tra il successo di un testo e il carattere che lo interpreta. Noi spesso non ce ne rendiamo conto, ma se le cose che ci succedono nella vita venissero guardate dall’esterno come avviene sotto l’occhio del Grande Fratello o di una telecamera, ci sarebbe davvero da morir dal ridere. I rapporti di coppia e tutto quello che è legato all’amore ci fanno ridere tanto perché perdiamo completamente il lume della ragione. Quindi si diventa folli e la follia crea tanti casini. Ci fa fare molto spesso cose illogiche.  Visto da dentro, l’amore è una sofferenza per chi lo vive; dall’esterno invece fa piegare in due dalle risate!”

“Questa è una commedia solo all’apparenza leggera, perché pone tante domande sulla stabilità di coppia. Quali possono essere secondo te?”

“Sono infinite. La bravura di Diego Ruiz sta nel fatto di scrivere benissimo, di conoscere alla perfezione i tempi teatrali e la natura umana delle relazioni di coppia. Ogni testo che scrive è davvero impeccabile e ognuno di noi può rifletterci sopra. In un modo o in un altro possiamo identificare noi stessi o le persone che conosciamo con i personaggi creati dalla sua penna. Noi attori cerchiamo di interpretarli nel modo più chiaro possibile perché il linguaggio teatrale è diverso da quello cinematografico. Bisogna tradurlo perché il messaggio venga colto. Non sempre infatti arriva a tutti nello stesso modo. Il nostro è un gruppo di attori bellissimo, quindi riusciamo a essere in simbiosi, a capirci tra di noi e anche ad aiutarci. Riusciamo così a far sapere al pubblico quello che già sapevano”.

“Secondo te il testo di Diego Ruiz dà anche delle risposte per trovare un equilibrio nella coppia?”

“Assolutamente no, per il semplice fatto che non ci sono! Non esistono prove. L’amore è come la religione: o ci credi o non ci credi. Ci vuole fede!”

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