DARIO FO, ADDIO ALLA GENIALITA’ ISTRIONICA DEL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA

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Dario Fo è morto all’Ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da 12 giorni per problemi respiratori. E’ uscito definitivamente di scena con lo stesso entusiasmo e la stessa grinta che lo hanno contraddistinto in tutta la sua vita perché negli ultimi mesi ha continuato a lavorare ininterrottamente e in maniera sempre frenetica.

Commediografo, sceneggiatore, regista, pittore e autore del grammelot, un linguaggio pieno di parole e fonemi senza significato, Fo nasce a Sangiano, un paese sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, il 24 marzo 1926.

La sua carriera decolla nella Milano degli Anni Sessanta, quelli del teatro farsesco in coppia con Giustino Durano. Sono gli anni di opere come Chi ruba un piede è fortunato in amore La signora è da buttare. Nel 1968, assieme alla moglie Franca Rame, Fo decide di uscire dai circuiti ufficiali del teatro per esibirsi nelle fabbriche e nelle università occupate. Una scelta politica, che nel 1969 darà vita alla sua opera più importante: quel Mistero Buffo portato nei cinque continenti e riscritto in dieci versioni diverse.

Tutto il mondo lo ha capito, ha riso e lo ha applaudito. E l’ha rimesso in scena a modo suo, dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Australia alla Corea. Nel 1970 arriva un altro testo socialmente impegnato: Morte accidentale di un anarchico, dedicato alla misteriosa caduta nel vuoto di Giuseppe Pinelli da una finestra della Questura di Milano subito dopo la strage di Piazza Fontana.

La consacrazione per Fo avviene nel 1997, quando vince il Premio Nobel per la letteratura. Il mondo ne è stupito e si divide. All’estero esultano, gli intellettuali italiani storcono il naso, scandalizzati dal fatto (brutta bestia l’invidia!) che il riconoscimento sia andato a un buffone. Lui però non se ne fa un cruccio e commenta: “Buffoni e giullari sono gli eroi della storia, i soli capaci di dire sempre la verità!” I severi accademici di Svezia gli consegnano il premio e si contorcono dalle risate. Fo viene a sapere di avere vinto mentre è in viaggio con Ambra Angiolini durante la registrazione di una puntata della trasmissione Milano-Roma.

Nel corso degli anni si sprecano le lauree honoris causa e i riconoscimenti in Italia e all’estero. Negli ultimi anni, però Fo sembra abbandonare un po’ il filone politico, dimostrando di preferire quello artistico. Ecco allora Le lezioni sul teatro e quelle su maestri come LeonardoMantegnaRaffaello, Caravaggio e Giotto. Non c’è da stupirsi: Fo ha studiato all’Accademia di Brera e l’arte è da sempre la sua grande passione.

La storia d’amore con Franca Rame merita un capitolo a parte perché senza di lei Dario Fo non avrebbe mai potuto diventare quello che è stato:  per lui fu moglie, madre, amica, amante, compagna, complice. Insieme hanno passato 60 anni, in casa e in teatro. Il loro matrimonio ha visto litigi, addii, e riconciliazioni. Negli anni Ottanta la Rame annuncia pubblicamente di volersi separare da Fo, stanca dei suoi tradimenti. Lui la implora di perdonarlo e lei non sa dirgli di no. Franca se ne va per sempre nel 2013. “La sento tantissimo, mi viene spesso a trovare in sogno. Ma anche da sveglio è qui, vicino a me. Quando sono in dubbio o in impaccio, mi rivolgo a lei. Franca, aiutami! E poco dopo la soluzione arriva. Grazie, Franca!” raccontava Fo.

Milano, la città in cui ha sempre vissuto si è lasciata sfuggire una grande occasione: quella di assicurarsi il colossale archivio Dario Fo-Franca Rame.  Una città molto più attenta al patrimonio artistico come Verona  se l’è aggiudicato senza colpo ferire, regalandogli la sede migliore: l’Archivio di Stato. Nei Magazzini del Grano sono ora esposti, copioni, marionette, manoscritti, disegni, costumi, pupazzi, copie di contratti, libri e fatture, con l’intendo di tutelare e tramandare alle generazioni future l’intelligenza, la sagacia, il talento, la profondità e l’ironia di una delle figure letterarie e teatrali più importanti del Novecento e dei primi anni 2000.

Il 24 marzo Fo ha compiuto 90 anni e il Piccolo Teatro Studio Melato di Milano ha voluto festeggiarlo con un’ondata di affetto da parte di amici e colleghi. C’erano proprio tutti, volti noti e anche sconosciuti, perché la festa era aperta al pubblico e sono arrivate circa trecento persone, in primis il figlio Jacopo, nato nel 1955 dal matrimonio con Franca Rame. “Benedetti 90 anni!” ha sbottato Fo in quell’occasione: “Tutti a chiedermi com’è come ci si sente! Quando li compirete voi, lo saprete!”

“Altro che 90 anni, ne ho vissuti molti di più!” ha commentato ancora Fo. E’ come se l’autore vivente più rappresentato del pianeta avesse vissuto mille vite, una più incredibile dell’altra. Lui dichiarava di essere ateo e di avere raggiunto una forma di immortalità. “Gli anni ci sono, ma hanno creanza, non si fanno troppo sentire. Ho ancora forza e voglia di lavorare. La vecchiaia è un’età pazza. Se mi succede qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare. Più vado avanti e più le idee si moltiplicano”.

“Mi sento anziano, non vecchio” – diceva in un’intervista – “I vecchi sono conservatori, nostalgici, non fanno che ripetere ‘Ai miei tempi’, hanno una mentalità chiusa, a volte ottusa. Non accettano le novità, ridono poco. Sono ostili alla diversità. Io non mi trovo bene con quelli della mia età. Peraltro i vecchi di solito votano a destra. E io a destra mai! ”
E’ stato coerente e fedele ai suoi principi fino all’ultimo.

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