“UN ALT(R)O EVEREST”: UNA MONTAGNA CHE VUOL DIRE AMICIZIA

“The Mountain”

Un alt(r)o Everest è uno spettacolo che parla della MONTAGNA per eccellenza:  il monte Rainier, 4392 metri di imponenza nello Stato americano di Washington. Chi vive negli Stati Uniti e ha la passione di scalare le montagne, non può definirsi un alpinista finché non ha raggiunto la vetta del Rainier.

Nel 1992, Jim Davidson e Mike Price decidono di compiere la titanica impresa e di salire in cima a “The Mountain”, come la chiamano a Seattle. Tutto viene pianificato in ogni minimo dettaglio, ma le cose andranno molto diversamente da come i due se le aspettano.

Il Monte Rainier

Un alt(r)o Everest, al Teatro Atir Ringhiera di Milano fino al 9 aprile, è uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Mattia Fabris e Jacopo Maria Bicocchi. Teatro.Online li ha intervistati entrambi.

La metafora di una storia vera

“Perché questo viaggio rappresenta per i due amici un punto di non ritorno?”

Mattia Fabris: Perché a un certo punto accade un grande imprevisto: un grave incidente, che rappresenterà nella cordata fisica e nell’ascesa un punto di non ritorno nella relazione tra due persone. L’impresa diventerà salvare la pelle.

“Su che cosa avete posto di più l’accento nel testo? Sul legame che i due hanno con la montagna o sul rapporto di amicizia che lega i protagonisti e che, suppongo, dopo quella vicenda diventò ancora più forte?”

Jacopo Maria Bicocchi: Il punto di partenza è proprio il legame tra Jim e Mike. Prima di tutto sono due amici e poi due alpinisti. La montagna è lì a fare da contorno. Il loro rapporto, però, non è molto diverso da quello che possiamo avere nella vita di tutti i giorni  con un carissimo amico, con nostra moglie o i nostri familiari. E’ ovvio che parliamo di relazione importanti, che vivono dentro di noi. Da quel momento in poi l’amicizia tra i due cambia, perché non possono più fare finta che non sia successo niente. Devono fare i conti con quanto accaduto. 

“La montagna vuole rappresentare la metafora di qualcosa?”

Mattia FabrisE’ l’incidente a essere una metafora, perché è l’archetipo dei grandi imprevisti che ci capitano nella vita, al di là dell’essere alpinisti o meno. Le tematiche fondamentali dello spettacolo sono la possibilità di venirne fuori, la maggiore esperienza e consapevolezza che si acquisisce, il cambiamento che avviene da quel momento in poi nelle nostre vite e che ci arrichisce. E’ una storia paradigmatica, simbolica e rappresentativa delle nostre vite. Un grande specchio nel quale ci possiamo riconoscere. Noi ci crediamo profondamente.

“Questo spettacolo racconta un fatto accaduto davvero: quanto siete stati fedeli alla realtà?”

Jacopo Maria Bicocchi: Fedelissimi, anche se scrivendolo ci siamo resi conto di avere dato allo spettacolo l’impostazione del thriller. I fatti raccontati sono reali: la decisione presa in un bar di scalare la montagna, l’aver preso una macchina, il training in un giardino e la dinamica dell’incidente rispondono interamente a verità. Il modo in cui raccontiamo la vicenda e la sua struttura sono invece totalmente personali e creati da noi, figli della nostra penna e dell’ invenzione drammaturgica.

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