“FEDRA” DI SENECA: INTERVISTA A LAURA MARINONI

Il Piccolo Teatro Grassi di Milano propone fino a domenica 26 febbraio la Fedra di Seneca, con l’adattamento e la regia di Andrea De Rosa. Ne sono protagonisti Laura Marinoni, Luca Lazzareschi, Anna Coppola, Fabrizio Falco e Tamara Balducci.

Il mito nel teatro

Con Fedra Andrea De Rosa torna a rivolgere la sua attenzione all’universo dei classici e del mito, continuando un suo percorso di ricerca e sperimentazione che scandaglia la modernità di testi senza tempo. De Rosa li attraversa con capillare intarsio della parola e con spirito innovativo nell’utilizzo di linguaggi sonori, musicali e multimediali, producendo immagini, azioni, relazioni che trovano carne e voce in un attore insieme classico e viscerale.

La parola a Laura Marinoni

Teatro.Online ha intervistato Laura Marinoni, protagonista dello spettacolo.

“E’ un’indagine sull’uomo quella di questo spettacolo?”

“Come tutti gli spettacoli teatrali del mondo. Forse è più appropriato dire che è un’indagine soprattutto sulla donna. Perché Fedra è proprio la figura per eccellenza, che essendo contemporaneamente madre e amante, desidera l’unione sessuale. La madre non ha rinunciato alla donna e viceversa. Sicuramente, essendo un testo profondissimo di Seneca ed essendo stato Seneca soprattutto un grande filosofo,  ci sono temi che riguardano l’uomo con la ‘U’ maiuscola. L’uomo rispetto agli Dei, alla propria coscienza, alle passioni e alla ragione.

Tutto però è sorprendentemente di una grandissima contemporaneità, perché il testo non è per niente pesante. Non è appesantito da concetti moralisti. Lo stoicismo di Seneca in realtà si sviluppa pienamente nei personaggi. La filosofia diventa carne e vola. Attraverso la protagonista noi assistiamo alla discesa agli inferi e alla salita verso gli Dei L’amore è sempre contemporaneamente tutto questo. Fedra preferisce vivere l’amore e morire piuttosto che vivere una vita senza amore”.

“Perché qui l’amore viene inteso come una pulsione accecante?”

“Perché lo è. Perché ogni passione ci porta a non avere più il controllo di noi stessi. Con ‘Fedra’ Seneca esaspera questo concetto, ma lo porta in un ambito molto vicino alla realtà. L’amore può diventare furor. In questa tragedia ci sono molte contrapposizioni: il furore, il furor e il pudore, il pudor, che vanno sempre insieme. Anche l’eroina passa in continuazione da un grande senso della dignità e della nobiltà all’incapacità di frenare questo sentimento che è accecante e bruciante. Non lo si può contenere. Direi quasi che è un sentimento adolescenziale.

Per certi versi sicuramente anche Shakespeare con il suo ‘Romeo e Giulietta’ avrà attinto da questo colore senecano, perché è come se il sentimento fosse diventato un personaggio. Quindi è particolarmente interessante capire che anche Seneca condanna i sentimenti estremi. Però li guarda anche con una grandissima compassione e una grandissima umanità. Il periodo di Seneca era un periodo di violenze inenarrabili. Lui è stato il precettore di Nerone, quindi ha avuto una vita incredibile, si è dovuto suicidare per forza. Quest’autore  ha avuto una vita straordinaria, formidabile, teatrale. Quindi ovviamente, all’interno delle sue opere, c’è anche questa sua epoca così feroce e anche così interessante dal punto di vista storico”.

“In che cosa sta la tragedia di Fedra?”

“La tragedia di Fedra sta nel fatto che si innamora del figliastro e questo è vietato dagli uomini e dagli Dei. In questo senso è molto interessante ancora adesso perché è proprio l’amore per il diverso, o l’amore diverso, che è condannato dalla morale comune. Ma all’amore non si guarda in faccia, Seneca ci dice anche questo. La cosa straordinaria è che questo incesto non avviene se non nella mente. Quindi è anche una grande riflessione sul concetto di colpa. Non si può ancora parlare di peccato, perché era appena nato Gesù Cristo. Non sappiamo in che data sia stato scritta ‘Fedra’ di preciso, ma siamo vicini all’anno zero, forse nel 40 d.C. Non si può neanche dire che ci fosse già il Cristianesimo e non si può parlare di morale cristiana.

E’ molto interessante anche rendersi conto dei grandi principi che vengono ancora prima della religione cristiana. Nel nostro spettacolo ci sono anche delle contaminazioni e delle lettere a Lucilio, che attraverso il personaggio della Dea interpretata da Anna Coppola creano una specie di sguardo esterno al mondo della tragedia di Fedra. C’è proprio il concetto del Dio dentro di noi. Non si deve pregare il Dio fuori di noi. La grande novità di Seneca è che non ci sono più gli Dei, quindi questi eroi vengono lasciati al loro senso di responsabilità. Però lo stesso Seneca scrive che noi abbiamo dentro noi stessi la natura divina e a seconda di come ci comportiamo con lei, lei reagisce nei nostri confronti. Quindi c’è qualcosa di molto vicino al buddhismo. E’ molto interessante questo lato spirituale e religioso”.

“Nei primi anni 2000 è stata fatta una versione di quest’opera con Mariangela Melato e Rita Savagnone. Teme in qualche modo il confronto?”

“Assolutamente no, ma non lo dico per mancanza di umiltà. Conoscevo molto bene Mariangela e c’era una grande stima reciproca. Il nostro spettacolo è molto potente e ha una straordinaria idea di regia scenografica. Siamo all’interno di una teca di plexiglass, una specie di gabbia per topi. E’ un luogo dove gli esseri umani sono guardati con la lente d’ingrandimento nella loro lotta con le passioni. Il cast è formidabile. C’è stata una traduzione che abbiamo riguardato e portato a una grande asciuttezza con Andrea De Rosa. E’ perfetta per essere detta perché le parole usate da Seneca sono di una potenza e di una modernità sconvolgenti. Ogni sera mi chiedo se sia stata scritta duemila anni fa o ieri mattina.

Questa è una tragedia che tanti dicono non sia stata scritta per essere messa in scena, ma solo come opera letteraria. Invece ha uno straordinario potenziale teatrale. E’ uno spettacolo veramente potente, molto veloce. Dura un’ora e venti minuti in cui si sta con il fiato sospeso. E’impossibile non lanciarsi con Fedra dalla roccia e non vivere il suo viaggio con quella passione. E’ una cosa che in realtà è piena di vita. Ovviamente ci sono morti violente, però la cosa che mi esalta e mi commuove del personaggio di Fedra è che non ha paura di nulla. E’ molto sincera con se stessa. Per cui decide contro ogni logica e ogni razionalità di condividere la sua passione fino in fondo. Questo la rende per me assolutamente commovente”.

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