“MISURA PER MISURA”: L’ORIGINE DEL PECCATO

Colpevoli e innocenti

Il Duca di Vienna si allontana dal potere in cerca di una verità che gli permetta di comprendere l’origine del peccato nella natura umana. Si traveste da frate. Sotto falso nome si nasconde nei bassifondi, lasciando al suo vicario, il severo Angelo, il compito di ripulire la città dalla corruzione e dal vizio. Egli esegue. Il giovane Claudio è colpevole di avere messo incinta la sua futura sposa prima del matrimonio. La sorella di Claudio, Isabella, una novizia che sta per prendere i voti, si reca da Angelo per implorare la grazia.

In occasione dei 400 anni dalla morte di William Shakespeare, Jurij Ferrini e la sua compagnia portano in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 7 maggio Misura per misura. Lo stesso Ferrini, oltre a essere regista ne è anche protagonista in scena con Matteo Alì, Rebecca Rossetti, Angelo Tronca, Lorenzo Bartoli, Raffaele Musella, Sara Drago, Michele Schiano Di Cola, Francesco Gargiulo e Gianluca Guastella.

La parola a Jurij Ferrini

“Perché si può definire quest’opera di Shakespeare una commedia nera?”

Credo sia per il destino tragico che la situazione presenta. Abbiamo un condannato a morte che svela un fianle completamente diverso. Molti dicono che a un certo punto quest’opera di Shakespeare vira a 90 gradi verso la commedia. Non è poi così schematico. Però è sicuramente una delle opere più complesse perché c’è umorismo a tanti livelli. Sia a livelli bassi, dei popolani, che erano i personaggi più adatti a far ridere, sia nelle alte sfere. Quindi a un certo punto è giusto dire che diventa una commedia.

“E’ giusto dire che Giustizia e Misericordia sono gli argini di questa storia?”

Sicuramente sono due argini sono di un fiume molto largo in cui passa in mezzo di tutto. Però  c’è il rapporto tra il bisogno principale di ottenere e fare giustizia tra gli uomini su questo pianeta e avere  comprensione e rispetto per la vita umana. Sono due cose apparentemente inconciliabili ma in realtà contenute nello stesso diritto. 

“Perché bisogna regolare la convivenza sociale tra gli individui?”

Perché gli istinti più bassi e profondi di una scala di valori possono indurre a far violenza, a sopraffare l’altro individuo. Quindi è chiaro che alcune regole di convivenza ci devono essere. Però occorre capire, non proibire o rinchiudere dietro le sbarre chi sgarra. Adesso in Europa per fortuna non succede più. Però in Paesi occidentali non troppo lontani la pena di morte è presente.

“Perché più si proibisce più cresce il bisogno di potere?”

La repressione degli istinti non risolve il problema degli istinti veri. Usiamo un aforisma di Oscar Wilde che diceva: “Tutto ha a che fare con il sesso tranne il sesso”. Il sesso è potere. E’ anche una differenza molto interessante fra potere e autorità. Il potere viene utilizzato dall’uomo che vuole ottenere un determinato scopo a livello privato. L’autorità è una faccenda  molto diversa. Riguarda infatti una collettività che riconosce a una qualsiasi forma di governo, come un monarca o una costituzione, la facoltà di accrescere il bene collettivo. E’ questa la fondamentale differenza tra queste due parole. Però in  italiano a volte vengono confuse come se fossero sinonimi.

Il potere ha più a che fare con l’istinto di rivoluzione, con il bisogno di non morire, con il potere di soggiogare gli altri e di sopraffarli, perché è molto ancestrale. E’ più proprio di una società matura riconoscere autorità non tanto alla persona ma alle istituzioni che essa rappresenta pro tempore.

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