“FILAX ANGHELOS”: IL VOLTO FEMMINILE DI MASSIMILIANO LOIZZI

 

E’ una prima nazionale quella in scena al Teatro della Cooperativa fino al 1° luglio. Filax Anghelos è un testo scritto da Renato Sarti che ne ha firmato la regia e che ha scelto per un doppio ruolo il talentuoso e versatile Massimiliano Loizzi. Ambientato tra le mura di un manicomio, vede come protagonisti Filax e Anghelos (Angela), che però sono un’unica persona. Angela è un’infanticida in atto di preparare un sanguinoso attentato. Durante i preparativi, rievoca le vicende più travagliate di una vita segnata da indicibili traumi iniziati già il giorno della sua nascita, durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

La parola a Massimiliano Loizzi

“Com’è nata l’idea di questo spettacolo?”

Renato Sarti racconta di avere scritto il testo in un periodo per lui molto difficile. Nella sua mano e nella sua penna si sentono proprio i sintomi di una persona che soffre. Ed è proprio questo a dare un valore aggiunto. Anche nei monologhi comici che interpreto, a me piace raccontare storie che abbiano un senso profondo di riflessione nel raccontare le storie dell’umanità.

“Perché Renato Sarti ha visto in te l’attore perfetto per interpretare un doppio ruolo come questo?”

E’ la domanda che mi pongo io da mesi! Ti rispondo con le sue parole: secondo Renato Sarti gli attori comici hanno una marcia in più rispetto agli attori di prosa. Io in generale sono d’accordo: i grandi attori della comicità italiana calati in ruoli drammatici davano qualcosa in più. Forse perché far ridere mette sempre l’attore in un’empatia necessaria con il pubblico. Inoltre si dice sempre che i comici abbiano sempre una vita nascosta dolorosa e una vena triste e malinconica.

“Quali difficoltà hai incontrato, se ce ne sono state, nell’interpretare non solo un doppio ruolo, ma anche un testo che è veramente un pugno nello stomaco?”

Secondo alcuni critici questo testo ha delle reminescenze testoriane: infatti mischia diverse lingue come il greco e un italiano a volte musicale, altre forbito, altre ancora molto colloquiale. La difficoltà è stata quella di rendere naturale e autentico un linguaggio che colloquiale e dinamico non è. Sono 32 pagine di testo fitte. Io fortunatamente ho buona memoria, però è un monologo molto serrato e ritmico in cui le parole sono scandite quasi musicalmente. Le difficoltà sono più che altro tecniche, perché io riesco più o meno sempre a trovare delle emozioni nelle parole.

Questa donna si trova costretta suo malgrado a soffire fin dalla nascita, poi subisce delle angherie dai cosiddetti “maschi alpha”. Anche se è stato scritto nel 1991, questo è un testo molto attuale: non solo Angela patisce tutte le sofferenze possibile e immaginabili dell’umanità, ma anche quelle della sua condizione di donna. Da parte mia sento come il desiderio di chiedere scusa da parte della categoria maschile! E’ un percorso estremamente complesso e segnato dalla follia”.

“E’ un messaggio ben definito e particolare quello che volete mandare al pubblico?”

Credo di sì. Come dicevi tu, è un pugno nello stomaco secco, perché racconta una storia davvero orribile. Oggi i social network ci fanno sentire tutti giudici, giurie e boia, quindi è facile emettere giudizi di massa. Invece questo spettacolo si mette dalla parte dell’assassino e del carnefice. Questo ci porta in una direzione ben precisa. Quella cioè di raccontare l’oblio della mente portato qui alle estreme conseguenze. E’ molto facile giudicare, ma è davvero difficile rendersi conto di quanto la follia sia intorno a noi.

(Intervista e riprese video realizzate da Andrea Simone)

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