“GIULIO CESARE”, LA PAROLA AL REGISTA ALBERTO OLIVA

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Il Teatro Litta di Milano propone fino a martedì 15 novembre “Giulio Cesare” di William Shakespeare. La regia e l’adattamento teatrale sono firmati da Alberto Oliva e in scena troviamo Mino Manni, Alessandro Castellucci, Angelo Colombo e Simone Severgnini. Scene e costumi sono di Lucia Giorgio e il disegno luci è di Marco Meola.

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Una partita a poker con il potere. Una riflessione sulla crisi della democrazia e sui meccanismi del consenso attraverso le parole ancora oggi illuminanti di William Shakespeare. Una messinscena viva e contemporanea in cui Giulio Cesare è il grande assente dell’opera e dalla cui mancanza nasce il conflitto che deflagra nel testo. Tutto questo è il “Giulio Cesare” di Alberto Oliva, che Teatro.Online ha intervistato.

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Il regista Alberto Oliva

Questo è davvero uno spettacolo che fa riflettere sulla crisi della democrazia?”

Assolutamente sì, soprattutto di questi tempi. Non è una coincidenza voluta ma è molto bello il fatto che le elezioni americane così particolari e con un risultato così sorprendente siano capitate proprio il giorno in cui noi debuttavamo con Giulio Cesare, che è un testo straordinario. Perché fa riflettere sulla crisi della democrazia? Ovviamente perché il tema è quello. Abbiamo cioè un gruppo di congiurati che decide di uccidere Giulio Cesare perché stava prendendo una deriva autoritaria. Stava superando quelli che sono i limiti della democrazia mettendosi troppo a capo di qualcosa di più grande di lui. Fanno una congiura e lo uccidono. Quello che succede dopo è una guerra civile devastante alla fine della quale comincia l’impero romano”.

La morte di Cesare è l’inizio del cosiddetto Cesarismo, cioè dell’impero romano. La repubblica a Roma finisce con l’uccisione di Cesare e ricomincia nel 1947. Per cui ci sono duemila anni in cui Roma non conosce più la democrazia. Quindi sicuramente il tema è la crisi della democrazia. Un gruppo di persone decide di salvare la democrazia uccidendo il capo del governo e in questo modo la democrazia finisce lo stesso.

Io sono convinto che queste parole e quelle di Shakespeare ci aiutano tantissimo a capire le nostre democrazie e la situazione attuale. Una situazione in cui la democrazia nel mondo è molto in crisi. Pensiamo a Putin, a Trump, a tutti i populismi di destra e di sinistra che stanno spopolando effettivamente in tutte le democrazie occidentali. L’altro motivo è che quando noi sentiamo parlare i nostri politici non li ascoltiamo nemmeno, perché siamo talmente prevenuti nei loro confronti che tutto quello che loro dicono lo giudichiamo prima di sentirlo. Oppure lo giudichiamo in base alla nostra ideologia.

Invece Bruto, Cassio, Antonio e Cesare sono personaggi che noi non giudichiamo di per sé. Quindi siamo capaci di ascoltare le loro parole in maniera lucida e neutrale. Dunque poi possiamo veramente formarci un’opinione. La grandezza di Shakespeare è che lui non prende posizione: non sta né coi congiurati né con le vittime. Racconta le dinamiche della storia e della democrazia. Dimostra che non c’è il bene e non c’è il male, non ci sono i buoni e non ci sono i cattivi. Il buono e il cattivo ce li mettiamo noi in base alle idee in cui crediamo.

Infatti Giulio Cesare è uno dei personaggi più ambigui della storia. Dante, che è monarchico, mette Bruto e Cassio in bocca a Lucifero. Bruto e Cassio sono gli esseri peggiori insieme a Giuda che Dante identifica nella storia dell’umanità. Li mette nell’ultimo girone dell’inferno, in quanto hanno ucciso Giulio Cesare. Niccolò Macchiavelli e Giacomo Leopardi, che sono invece repubblicani, fanno di Bruto e Cassio degli eroi straordinari che hanno liberato la patria da uno che stava andando oltre le regole della democrazia. Chi ha ragione e chi ha torto? Nessuno. Dipende da quelli che sono i valori in cui tu credi”.

Che cosa si intende per affermazione del Cesarismo senza Cesare?”

Paradossalmente Bruto, Cassio e tutti gli altri congiurati, volendo uccidere Cesare per salvare la democrazia, di fatto mettono fine per duemila anni alla democrazia a Roma. Dopo la morte di Cesare, Ottaviano, Antonio e Lepido formano un triumvirato con cui fanno una guerra civile contro Bruto e Cassio. Alla fine Ottaviano diventa il primo imperatore romano, il primo Cesare nel senso di imperatore. Cesare diventa sinonimo di imperatore, di zar. Uccidi Cesare in nome della democrazia e fai di lui il nome dell’imperatore”.

Quali sono le tre figure fondamentali del Giulio Cesare?”

Antonio, Bruto e Cassio. Infatti il nostro Giulio Cesare non ha Cesare in scena. Cesare è una metafora, è un castello di carte, noi giochiamo su quest’idea. Le figure fondamentali sono Bruto e Cassio che si mettono a capo della congiura e Antonio, che invece sta dalla parte di Cesare. Quindi si metterà contro Bruto e Cassio dopo”.

Perché il desiderio di potere assoluto è la conseguenza del fallimento della Repubblica?”

Questa è una bella domanda. Mi sembra che sia quello che sta succedendo in Europa in questo momento. Si sente il bisogno di qualcuno che prenda le decisioni per tutti perché la democrazia paga lo scotto di essere una cosa che deve dare spazio a tutti. Sicuramente la democrazia è qualcosa di molto bello in teoria, ma di molto difficile e lento nei fatti, perché ogni democrazia, dovendo ascoltare il parere di tutti e mediare fra tutti, porta meno progresso alla Storia di quanto non ne possa portare lo strappo che può dare qualcuno che ha il potere assoluto. Quindi ci sono momenti nella storia nei quali la democrazia, per quanto bella, è lenta, troppo lenta. Quando il mondo deve fare un’accelerazione forte non può farla con la democrazia”.

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