“GUIDA ESTREMA DI PUERICULTURA”: 5 DOMANDE AD ALEX CENDRON

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Fino al 16 ottobre il Teatro della Cooperativa di Milano ripropone uno spettacolo molto apprezzato la scorsa stagione. Si tratta di “Guida estrema di puericultura”, basato su un testo scritto da Angela Demattè e Francesca Sangalli, con un divertente sottotitolo: “Sfasciare il bambino non vuol dire farlo a pezzi.

Diretto da Renato Sarti, Alex Cendron, da solo in scena nel ruolo di un’istitutrice scatenata, presenta al pubblico un monologo surreale sul tema della gravidanza, delle gioie e dei dolori dovuti alla nascita di un figlio. Gli spettatori assisteranno a scene paradossali che sfateranno le gioie della maternità e la sensibilità con cui di solito si parla dell’argomento.

Per saperne di più, Teatro.Online ha intervistato Alex Cendron.

E’ un testo molto divertente ma pieno di verità difficili. Quali sono?”

“Sono legate alla maternità, ma anche ai momenti traumatici del parto e del post-parto: alla difficoltà di far dormire il bambino e a gestirlo. Non soltanto, però. La parte più ‘nera’ dello spettacolo riguarda il rapporto che c’è tra la maternità, la femminilità e il mondo del lavoro. E’ un po’ un segreto per chi non ha visto lo spettacolo. E’ anche il motivo per cui è un uomo, cioè io, a interpretare la puericultrice”.

“C’è molta ironia, ma anche cinismo. Si vuole sfatare la gioia della maternità. E’così?”

“Ce n’è parecchio. A me piace moltissimo lo humour nero e il modo in cui scrivono le due autrici Angela Demattè e Francesca Sangalli. Sono due mamme con figli e la loro presenza ci protegge, perché non abbiamo fatto altro che mettere in scena il loro cinismo. Questo rende tutto molto più divertente e accettabile”.

“Qual è il metodo che il tuo personaggio mette in atto per sopravvivere al terremoto che la nascita e la gestione di un bambino rappresentano?”

“La puericultrice che porto in scena non ha figli. A parte gli studi tecnici che ha fatto per la sua professione e che ripete durante la conferenza, le sue conoscenze sui bambini sono dovute alla madre. Una figura materna che lei cita come esempio irraggiungibile. Quindi lei stessa non ha superato il problema. Anzi, forse ne è rimasta vittima”.

“Lo spettacolo ha avuto grande successo la scorsa stagione. Avete fatto delle modifiche in questa ripresa con il regista e le due autrici?”

“Non abbiamo apportato grandi cambiamenti. Abbiamo ricontrollato alcune cose e aggiunto una battuta sul Fertility Day, un argomento di cui la politica e le cronache si sono molto occupate a settembre. Mi auguro che lo spettacolo sia cresciuto rispetto all’anno scorso”.

“Il tuo personaggio dice una filastrocca molto divertente, ma piuttosto dura per fare addormentare il pargolo. Vuoi darci un’anteprima?”

“E’ l’arma segreta. La dico, così magari qualcuno può utilizzarla. Ha un testo molto dolce: Dorme il riccio là nella piana/ Dorme la talpa nella sua tana/ Dorme lo gnu, giù nell’Avana/ Dormi anche tu, porca puttana!”

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