“LA PORTA”: 4 DOMANDE A MARIA PILAR PEREZ ASPA

Capita solo con chi amiamo veramente di volerlo cambiare per creare una proiezione fatta a immagine e somiglianza di un nostro ideale. E se invece la chiave di tutto fosse accettare qualcuno per quello che è? E’ questa la tematica al centro di La Porta, in scena al Teatro Ringhiera di Milano dal 12 al 15 gennaio, con il testo e la regia di Magda Szabò. Uno spettacolo che vede come protagoniste Maria Paiato e Maria Pilar Pérez Aspa, che interpretano due donne agli antipodi caratteriali per tessuto sociale, cultura, carattere e vita vissuta.

Dopo il successo dei Racconti allo zafferano, torna gradita ospite su Teatro.Online Maria Pilar Pérez Aspa.

“Quanto è vicina all’amore la conoscenza che si instaura fra queste due donne?”

“E’ molto vicina, nel senso che proprio l’amore nasce da una conoscenza tra di loro molto istintiva. Non sanno come avvicinarsi, sono molto distanti per provenienza ed educazione. I personaggi sono due:  Emerech, interpretata da Maria Paiato, e la scrittrice Magda, cioè l’autrice Magda Szabò che porto in scena io. La scrittrice ha voluto presentare due facce: la parte più antica e quella più moderna. L’avvicinamento fra queste due parti porta come risultato un amore, che però non è assolutamente scontato, anzi. Nel momento in cui la scrittrice pensa di avere conquistato il cuore di Emerech, si trova di fronte a una statua. L’amore che c’è nasce dal frutto di una piccola conoscenza quotidiana”.

“Perché  siamo tentati di cambiare le persone?”

“Per avvicinarle a noi, come fa la scrittrice con Emerech. Proprio perché lei ha difficoltà ad amare, cerca di avvicinare Emerech ai propri codici per poterle dare un affetto. Tentiamo di cambiare la gente proprio per cercare un amore più facile. La conoscenza e l’amore vero stanno anche nel vedersi nell’altro per quello che non si è. A un certo punto Magda si rende conto della propria incapacità di amare, mentre Emerech è una figura quasi mitologica nella sua perfezione. Per questo cerca di cambiarla. Smette di farlo quando si avvicina a lei”.

“Il rischio di accettare qualcuno per quello che è potrebbe portare ad amarlo meglio?”

“Leggendo questo libro la risposta sarebbe sì. Il rischio che ci assumiamo porta ad avere una relazione sincera anche se zoppa, perché alla fine nasce una situazione un po’ tragica. E’ un amore non risolto. Però è autentico”.

“Per arrivare a una sintonia che nasce da una perfetta conoscenza reciproca, le due donne devono attraversare prima molte sofferenze?”

“Nel loro caso sì. Emerech le ha attraversate prima perché ha avuto una vita molto travagliata. La sofferenza arriva quando l’una apre il cuore all’altra, perché c’è il rischio che quest’apertura non venga accolta come dovrebbe. E’ quello che succede ad Emerech: a un certo punto fa un gesto di fiducia verso la scrittrice, che lei non sa gestire bene. Questo fa scaturire una serie di eventi che portano a un finale un po’ tragico. Il rischio fa parte della loro decisione di abbandonarsi a quest’amicizia. Per lei la tragedia sta nel rendersi conto di non aver fatto le cose come avrebbe dovuto”.

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