RENATO SARTI E “LA MOLTO TRAGICA STORIA DI PIRAMO E TISBE”

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Il Teatro della Cooperativa di Milano presenta fino a domenica 20 novembre “La molto tragica storia di Piramo e Tisbe che muoiono per amore”. Si tratta di uno spettacolo liberamente tratto dal “Sogno di una notte di mezz’estate” di William Shakespeare. L’adattamento e la regia sono stati curati da Renato Sarti. In scena troviamo come protagonisti Federica Fabiani, Milvys Lopez Homen, Marta Marangoni, Rossana Mola, Elena Novoselova e Rufin Doh Zéyénohouin. Le scene sono di Carlo Sala e le musiche di Carlo Boccadoro.

E’ più che mai attuale questo spettacolo che Renato Sarti ha creato nel 2010. Il regista si è ispirato alle scene degli artigiani che rappresentano la tragedia di Piramo e Tisbe nel “Sogno di una notte di mezz’estate”. Dell’esilarante gruppo di sei attori impegnati nello spettacolo, la metà è di origine straniera. Milvys Lopez Homen è cubana, Elena Novoselova è russa e Rufin Doh Zéyénohuin è ivoriano. Attori però perfettamente integrati tra loro. E’ infatti la pugliese Spazzolona a essere indicata come straniera quando cede agli accenti dialettali della sua terra.

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Il regista Renato Sarti

Teatro.Online ha intervistato Renato Sarti, regista dello spettacolo.

Come si è trovato a lavorare con un gruppo di attori stranieri?”

Bene, perché portano un bagaglio di conoscenze, di esperienza e di fisicità diverse da quelli italiani. Quindi Milvys Lopez Homen che è cubana è esplosiva; Elena Novoselova è russa ed è una ballerina. Infine Rufin Doh Zéyénohuin con la sua possenza fisica porta in sé tutta l’Africa, è una specie di leone della Costa d’Avorio. Sono tutte persone intelligenti, parlano due o tre lingue, sono personaggi straordinari. E’ molto bello”.

Come mai la scelta di sperimentare un cast tanto eterogeneo? In fondo questo è uno spettacolo ispirato a un’opera classica di Shakespeare”.

Perché Shakespeare ai suoi tempi scrisse una scena per gli artigiani in cui mise dentro i lavoratori tipici di allora: un falegname, una sarta, un tessitore e un fabbro. Sappiamo benissimo che se vogliamo adattare all’oggi quel tipo di realtà, non si può fare altro che trasformarlo con una componente nuova. Noi ufficialmente abbiamo il 25% di manodopera straniera. Quindi mi sembrava normale, se adattiamo il testo a oggi, riprodurre la realtà della manodopera in Italia, che rasenta ormai un terzo di lavoratori di origine straniera”.

Perché le scene degli artigiani che rappresentano la tragedia di Piramo e Tisbe durante le nozze dei signori nel Sogno di una notte di mezz’estate sono un appuntamento costante del teatro comico?”

Perché sono i tempi migliori, quelli più straordinari. C’è una comicità che non è fatta di battute, anche se all’interno dell’opera di Shakespeare ci sono. E’una comicità di situazioni. Abbiamo cioè personaggi che si impegnano a far piangere, che vogliono raccontare la storia di due amanti che non si trovano. Poi c’è l’equivoco, la sciarpetta con il sangue. Abbiamo lui che si ammazza per amore e via discorrendo. In realtà fanno sbellicare dalle risate. Se infatti è difficile fare l’attore tragico e comico, è anche difficile fare solo l’attore tragico. Quando lo fanno dei dilettanti è ancora più difficile. Attenzione: questo deve tutto sembrare fatto da dilettanti. In realtà la difficoltà più grande è far finta di essere dilettanti”.

Perché Shakespeare riesce così tanto a coinvolgere il pubblico, secondo lei?”

Perché riesce a pescare in quello che è un animo popolare oltre che nobile. Riesce a coniugare gli aspetti più alti della filosofia, della morale, dell’etica, della religione e della politica con quelli più triviali e popolari. Succedeva che il poveraccio che andava lì, si divertisse e venisse attratto da cose molto vicine a lui. Apprendeva dinamiche e temi molto più complicati e lontani. Succedeva però anche il contrario. Ai nobili e alle persone colte che arrivavano venivano presentati anche aspetti del mondo popolare che evidentemente facevano ridere. Per la maggior parte di quelli che hanno avuto successo dal punto di vista dei grandi attori, la componente comica non è ultima”.

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