ANCHE NEL GIARDINO DEI KENNEDY CRESCONO LE ORTICHE

All’ombra di Jackie

Tobia Rossi è un giovane autore che nel 2003 ha vinto il Premio Nazionale Eduardo De Filippo e nel 2012 è arrivato finalista al premio Hystrio. Solo per  tre serate, dall’11 al 13 aprile, porta in scena al Teatro Out Off di Milano Dove crescono le ortiche, uno spettacolo dolceamaro e desolato che racconta la storia di Edith Ewing Bouvier e Edith Bouvier Beale, rispettivamente zia e cugina di Jacqueline Kennedy. Due anime alla deriva, due figure femminili border line intrappolate in un limbo, perennemente sospese tra i ricordi di un passato di fasti e un futuro opaco e incerto.

La regia dello spettacolo è di Alessandro Castellucci e ne sono protagoniste Monica Faggiani e Paola Giacometti. Il cast prevede anche la partecipazione straordinaria di Justine Mattera nel ruolo di Jacqueline Kennedy.

Quattro domande a Justine Mattera

“E’ una storia poco conossciuta quella della zia e della cugina di Jacqueline Kennedy. Vogliamo raccontarla per sommi capi?”

Lei aveva due parenti, una zia e una cugina molto eccentriche. Furono un po’ dimenticate dall’alta società di cui Jacqueline faceva parte. Loro vivevano a Long Island in una casa grandissima che aveva visto dei giorni migliori quando Jacqueline era bambina. Andava lì in vacanza e giocava sulla spiaggia con la zia e la cugina. Anni dopo, la zia e la cugina vennero messe da parte e cominciarono a vivere in questa grande casa che ormai era diventata fatiscente. Cadeva a pezzi, era piena di muffa, puzzolente e sporca. Loro vivono lì aspettando che Jacqueline vada a salvarle.

“Qual è il malessere di  base per le protagoniste?”

Non c’è solo il malessere di una casa sporca, dimenticata e scialba. C’è una sensazione negativa anche per Jacqueline: un malessere fatto di circostanze, incomprensioni, fatti di cronaca, finzioni e facciate.

“Quanto somiglia l’America che viene raccontata nello spettacolo all’Italia di oggi?”

In ogni periodo della storia credo che i Paesi si somiglino tra di loro. Questo è uno spettacolo moderno, perché ci sono delle note di solitudine. La zia e la cugina sono state dimenticate, come spesso capita alle persone anziane. In Italia ci sono tanti problemi di soldi legati alle pensioni. Si arriva a una certa età, non si lavora più e si aspetta che qualche parente più benestante e più fortunato ti possa aiutare in qualche modo. Negli Anni Settanta due donne anziane dimenticate cosa potevano fare?

“Come si è trovata nei panni di Jacqueline Kennedy?”

Mi è piaciuta la proposta perché in teatro ho sempre fatto Marilyn Monroe. Sono passata dal ruolo dell’amante a quello della moglie. Chi non lo avebbe voluto fare?  E’ molto diversa da me: è molto rigida, calcolatrice, intelligente, scaltra e fredda. Però è una donna che ha sofferto e che è riuscita a nascondere per tanti anni con un finto sorriso la sua attitudine da diva.

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