“MI AMERO’ LO STESSO”: 4 DOMANDE A PAOLA TURCI

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Debutta martedì 27 settembre al Teatro Menotti di Milano, dove rimarrà in scena fino a venerdì 30, Mi amerò lo stesso, uno spettacolo scritto da Paola Turci e Alessandra Rucco con la regia di Emilio Russo. Protagonista, in scena da sola, è la stessa Paola Turci.

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In un intenso monologo, che in realtà è un dialogo con la se stessa più profonda, la cantante porta in scena la storia di un’evoluzione e una crescita che sono sue, ma che potrebbero essere di ognuno di noi: il suo rapporto articolato e complesso con la bellezza, la sua continua ricerca e l’ostinato fuggire da essa, le insicurezze, l’ironia, gli incontri e le esperienze che fanno di lei la donna che è oggi. O forse solo quella che appare, mentre si guarda riflessa in quello specchio.

Teatro.Online ha incontrato e intervistato Paola Turci.

“Come mai tu che sei una cantante hai deciso di cimentarti con il teatro?”

“E’ una storia vecchia. Nel 1992 vivevo un periodo inquieto, cercavo degli stimoli. Grazie a un amico attore sono capitata a un corso di teatro, che mi ha stravolta e affascinata. Mi ha coinvolto in modo totale. Ho lavorato un anno a scuola e ho cominciato a fare provini teatrali. Ho fatto anche uno spettacolo in teatro e ho cominciato  a fare provini per il cinema, l’ultimo l’ho fatto addirittura con Ettore Scola a Cinecittà per un suo film ma lui non mi prese. E’ rimasto però un ricordo indimenticabile, ma quindici giorni dopo mi sono spaccata la faccia con l’incidente. Quindi ho interrotto questo sogno che si stava realizzando. Avevo già anche un’agenzia, c’era tutto. Stavo per diventare un’attrice. Volevo fare l’attrice, però poi questo cambiamento repentino di connotati mi ha fatto scegliere di non andare avanti. Sono tornata alla musica e poi ho scritto il mio libro, che è un racconto di questa storia. Il direttore del Teatro Menotti Emilio Russo lo ha letto, ha letto questa mia passione per la recitazione e per il lavoro dell’attore e quindi mi ha proposto di mettere in scena quello che avevo scritto”.

“In questo spettacolo è molto importante il rapporto con lo specchio, giusto?”

“Sì, molto. Direi che è fondamentale. E’ una scenografia fatta di specchi e lo specchio diventa poi quello di Alice, ci si passa dentro e oltre. Quindi il senso è anche quello di andare oltre l’apparenza, però lo specchio è l’oggetto fondamentale di questo racconto, che è un racconto sulla bellezza, sulla trasformazione, su quello che rappresenta la bellezza per una persona come me”.

“E’ la storia del racconto di una conquista della normalità?”

“Finisce cercando la normalità, nel senso che questo monologo arriva al punto in cui c’è una ricerca di normalità. Ma tutta la prima parte, prima dell’evento dell’incidente, è tutta incentrata su una ricerca della diversità, c’è il rifiuto della normalità e la voglia di non essere normali. E’ divertente questa contrapposizione di due aspetti, del prima e del dopo. C’è la voglia di essere diversa quando tutti mi dicevano che ero normale. Io volevo essere bellissima e diversa, non volevo essere normale. Poi, invece, quando è successo l’incidente, ero oggettivamente diversa”.

“Il titolo Mi amerò lo stesso lascia presupporre un malgrado tutto. Ma malgrado cosa?”

“E’il motivo per cui io ho sentito la necessità di scrivere il libro. Malgrado le imperfezioni, le debolezze e gli sbagli che a volte ci rendono vulnerabili, rimane l’importanza di amarsi perché amare se stessi è al centro della nostra vita, è la chiave della nostra esistenza. Quando ci si vuole bene, si vuole bene, si sta bene, quindi questa è la realizzazione, l’inizio e la fine della nostra vita. Però molto spesso non è così”.

                                                                                                                                                Andrea Simone

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