LA STORIA DI MILLY RACCONTATA DA GENNARO CANNAVACCIUOLO

 

Il Teatro Franco Parenti di Milano propone fino a domenica 22 ottobre Il mio nome è MillyRitratto di una diva tra principi, pop e varieté. Si tratta di uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Gennaro Cannavacciuolo, accompagnato in scena al pianforte da Dario Pierini e al sax contralto da Andrea Tardioli.

Storia di una diva

Gennaro Cannavacciuolo canta la vita privata ed artistica di Milly, al secolo Carolina Mignone. Fu una delle più celebri soubrette. Partì dal varietà di provincia pr arrivare poi alle sfarzose riviste anteguerra e ai locali scintillanti di New York. Una biografia della cantante e attrice piemontese raccontata attraverso le canzoni con i momenti più significativi della sua vita e della sua carriera. Tra i brani più noti Parlami d’amore Mariù, che evoca l’incontro con Vittorio De Sica, che sfocerà in un’eterna amicizia. Poi non bisogna dimenticare Si fa ma non si dice, testimonianza del suo legame con Giorgio Strehler. Il maestro la diresse infatti nel ruolo della sofisticata Jenny delle Spelonche, nell’Opera da tre soldi.

 

La parola a Gennaro Cannavacciuolo

“Com’è nata l’idea di fare uno spettacolo su Milly?”

Milly è sempre stata un personaggio che mi ha affascinato. Fin da quando partecipava a Studio Uno, perché era un’artista che con il suo repertorio si presentava come una delle cantanti giovani dell’epoca. Mi piaceva quest’aria di mistero e quest’aria culturale che traspariva dai suoi vestiti e dalla sua voce. Soprattutto a piacermi era quest’aria internazionale.

“Quale fu la caratteristica più importante che la rese un personaggio così popolare?”

Il suo carattere, la sua tenacia, -come diremmo noi a Napoli la sua “capa tosta”- e il suo grande talento. Poi era una donna intelligente e di grande charme. Lei riusciva a cantare anche le canzoni dal contenuto più forte con grande eleganza. Non parliamo poi del repertorio importante come quello delle opere di Bertolt Brecht fino ai cantautori genovesi cui lei ha dato un’impronta veramente molto personale.

“Quant’è importante nello spettacolo il racconto sulla sua vita privata?”

E’ importante perché è un racconto davvero molto interessante. Milly, nell’arco di 60 anni, fa degli incontri veramente straordinari. Intanto da giovanissima ebbe un trasporto verso il principe Umberto di Savoia. Fu la musa ispiratrice di Cesare Pavese. Il loro fu un amore mai corrisposto e poi ci fu un connubio straordinario con il grande Giorgio Strehler. Milly fu infatti la prima Jenny delle Spelonche nell’ “Opera da tre soldi” di Bertolt Brecht nel 1956 nella prima edizione italiana al Piccolo Teatro di Milano. 

“Siamo di fronte all’ultima vera grande diva del teatro?”

Sì, dive così purtroppo non ce ne sono più, soprattutto se pensiamo al teatro elegante e colto. In questo spettacolo se ne può ancora respirare l’aria. Io ho la fortuna di aver potuto allestire una mostra fotografica con le foto più belle e addirittura anche due abiti di scena. Quindi chi viene a vedere lo spettacolo può ammirare anche queste meravigliose cose.

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