“DOVE SEI, O MUSA”, ELENA RUSSO ARMAN E “I SONETTI” DI SHAKESPEARE

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Debutta l’8 novembre alla Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini di Milano, dove rimarrà in scena fino a domenica 20, “Dove sei, o musa”. Al centro dello spettacolo ci sono I Sonetti di William Shakespeare tradotti da Giovanni Cecchin su musiche di John Dowland. La regia è di Elena Russo Arman, anche presente in scena, accompagnata da Alessandra Novaga alla chitarra.

Un viaggio emozionante tra le parole dei Sonetti di William Shakespeare e le musiche di John Dowland. Un viaggio che prende corpo attraverso la voce di Elena Russo Arman e la chitarra di Alessandra Novaga, che esegue dal vivo le trascrizioni di componimenti originariamente scritti per liuto. In scena voce e chitarra si alternano in un rimbalzo di emozioni, stati d’animo, allegorie e sentimenti. L’Amore è protagonista in tutti i suoi aspetti: è inafferabile, tradito, tormentoso, ma anche virtuoso e sublime.

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Teatro.Online ha intervistato Elena Russo Arman, regista e interprete dello spettacolo.

Quali sono i temi affrontati da Shakespeare?”

“Tutti quelli che riguardano l’animo umano e i suoi sentimenti nelle sfumature e nei contrasti. I Sonetti  costituiscono un canzoniere di 154 poesie che mettono in scena temi che da sempre coinvolgono il pensiero dell’uomo. Shakespeare li affronta  utilizzando una forma  classica per il suo tempo, penso a Francesco Petrarca, inserendo però delle novità sostanziali,  elementi che si ritrovano in tutti i suoi testi teatrali. Prima tra tutti la concretezza. Dunque ci parla di amore, un tema attuale allora come oggi,  un amore non soltanto idealizzato ma affrontato anche in maniera concreta e carnale”.

Infatti volevo andare a parare proprio qui. E’ quindi l’Amore il vero protagonista?”

“Certo, il protagonista assoluto è l’Amore, ma con tutte le dinamiche nei rapporti che ne conseguono. Quindi gli aspetti positivi, l’innamoramento, la passione, l’amore contraccambiato, ma anche quelli negativi, la gelosia, i patimenti dell’amore non corrisposto, attualissimi ed estremamente contemporanei. Le sue parole toccano il cuore di chi li ascoltava allora come chi li sente oggi. Ogni spettatore può ricondurre esperienze personali tra le parole di Shakespeare. La sua è un’analisi profonda e incredibilmente concreta”.

Perché c’è così tanto dell’animo umano, ma così poco di quello dell’autore?”

“Questa è una domanda interessante perché studiosi e biografi da sempre hanno cercato di rintracciare un po’ della vita e della storia di Shakespeare la cui biografia è così misteriosa, tanto che qualcuno ne ha messo in dubbio l’esistenza. In realtà Shakespeare ci parla proprio di amore nel suo valore universale ed è su questo che ho tentato di concentrarmi nello spettacolo. I Sonetti di Shakespeare sono animati da due personaggi fondamentali che sono gli interlocutori del poeta. Uno è un giovane bello e l’altra è una donna dalla moralità discutibile, soprattutto per l’epoca, il fair youth e la dark lady, così chiamata sia per l’oscurità e la spregiudicatezza del personaggio che per i suo colore bruno. Questi due personaggi costituiscono l’oggetto d’amore del poeta”.

Come si manifestano i sentimenti per loro?”

Nei confronti del ragazzo il poeta ha un sentimento di protezione, di affetto, di amore e di dedizione molto idealizzato. Verso la donna ha invece un sentimento molto più carnale, concreto e combattuto. Nonostante i suoi difetti, accetta comunque di amare questa donna così poco conforme al’ideale di quell’epoca. Nello spettacolo Alessandra Novaga e io siamo due figure scure, immerse in una natura misteriosa, all’inizio indefinibili, ma non rappresentiamo né la dark lady, né il poeta. Ciò che gli spettatori vedono in scena sono piuttosto due figure che rappresentano la poesia e la musica”.

Quanto è importante la presenza della musica e dell’accompagnamento con la chitarra?”

“E’ fondamentale. Abbiamo scelto John Dowland, un autore coevo di William Shakespeare, perché i suoi componimenti dialogano perfettamente con i testi del Bardo. Anche Dowland è un personaggio del quale si sa poco dal punto di vista biografico. Non ci sono prove della loro collaborazione. Molto probabilmente non ha mai lavorato alla corte della regina Elisabetta I al contrario di Shakespeare. Comunque le loro opere dialogano perfettamente. Durante lo spettacolo, che è quasi un concerto, la musica  si alterna ai versi e spesso si intreccia alle parole. Il ritmo delle parole e il suono della chitarra si sposano quasi come fossero canzoni”.

 

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