“LA NEBBIOSA” DI PASOLINI: LA PAROLA A STEFANO ANNONI

Nel 1959, poco dopo l’uscita di Una vita violenta, Pier Paolo Pasolini esplora Milano con la stessa passione e la stessa furia con cui aveva esplorato la Roma dei ragazzi di vita. Decide quindi di scrivere un film sui Teddy Boy milanesi che cercano di sopravvivere galleggiando tra le rovine di una città in costruzione.

Storie di ragazzi di vita

La Nebbiosa di Pasolini va per la prima volta in scena in prima nazionale al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 19 febbraio. Un noir disperato e violento ambientato nel capoluogo lombardo degli Anni Cinquanta. Un Pasolini inedito e inaspettato ci racconta di locali notturni, grattacieli, trani, motociclette, blue jeans, orge, botte e rivoltelle. Diego Paul Galtieri e Stefano Annoni sono i protagonisti dello spettacolo diretto da Paolo Trotti , che ne ha curato l’adattamento con lo stesso Stefano Annoni, intervistato da Teatro.Online

Quattro domande a Stefano Annoni

“E’ uno spaccato sociale dell’Italia degli Anni Cinquanta quello fatto da Pasolini in questo testo?”

“Si lo è ed è molto riferito a Milano. Abbiamo dei giovani che si ritrovano a vivere in un’epoca che sembra luccicare perché le luci al neon rimbalzano sui vetri scintillanti dei grattacieli. Sotto sotto, però, sono privi di radici e di punti di riferimento. Quindi l’unica risposta che si danno per questa ribellione è una risposta anarchica che sfocia nella violenza”.

“Si avverte un malessere nei personaggi da voi portati in scena e se sì di che tipo è?”

“Assolutamente sì, si avverte eccome! C’è un male di vivere legato alla società. Loro non si sentono figli di questa società. La criticano, ma allo stesso tempo, come dice Pasolini attraverso le parole de “l’Ambiguo”,  un omosessuale che viene picchiato dai ragazzi, sono i figli e il frutto di questa società. Non sanno bene quale sia il loro posto. Fanno le stesse cose che condannano e rispondono con la violenza. Il loro malessere si evidenzia anche nel qualunquismo. Infatti non appartengono ad alcun partito politico. Anzi, denigrano chi ha delle idee politiche o sociali forti.

A loro interessa soltanto divertirsi e far baldoria. Però allo stesso tempo sono anche dei ragazzi, quindi delle vittime di questo sistema. Uno dei titoli proposti da Pasolini per ‘La Nebbiosa’ era ‘I Romantici’. A parte  le storie d’amore e la grande amicizia che esiste tra di loro,  sotto sotto vivono un contrasto fortissimo. Infatti uniscono violenze gratuite e gesti incomprensibili a comportamenti di una dolcezza molto forte”.

“Secondo te con le storie dei Teddy Boy e dei Ragazzi di Vita, Pasolini ha voluto lanciare un allarme?”

“Pasolini era sicuramente un osservatore della società. Quindi riportava quello che vedeva, spesso con un occhio profetico. Lanciava allarmi o semplicemente era capace di vedere prima degli altri i problemi che sarebbero potuti venire fuori e che lui poneva sotto una lente di ingrandimento”.

“Quanto è importante il ruolo di Milano in questo spettacolo?”

“Milano in questo spettacolo è fondamentale. Perché nel bene e nel male è il motore di quest’Italia. E’ la capitale economica. Pasolini, che non amava Milano , ne fa una critica ironica e feroce. Milano è presente in tutto il nostro spettacolo e in tutta ‘La Nebbiosa’ perché ci sono continui riferimenti. Sono presenti il dialetto, il cabaret milanesi e i trani (cioè le vecchie osterie). E’ una Milano che ci ricorda quella di Jannacci, di Gaber, del primo Celentano, di Testori. Una Milano un po’ scomparsa, ma che secondo me continua a vivere attraverso questi grandi nomi del teatro, del cabaret e dello spettacolo.

Secondo noi non è così distante dalla Milano di oggi. Io lo dico spesso quando vado in giro per l’Italia. Ancora oggi Milano viene vista come un motore trainante e tutti ce la invidiano. Però chi invece vive qui, dietro lo sberluccichio della bella città, fa fatica e deve tirare la cinghia tutti i giorni.

Un altro elemento fondamentale dello spettacolo è la musica. E’ una sorta di concerto, tutto in stile rock ‘n roll suonato dal mio compagno di scena Diego Paul Galtieri, che oltre a recitare con me è anche un polistrumentista. Tutto il ritmo viene dato dalla batteria e dalla musica incessante che rappresentano la corsa disperata di questi ragazzi verso una notte brava di San Silvestro in stile Arancia Meccanica“.

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