“NOVE”: QUATTRO DOMANDE A MAURO AVOGADRO

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Dal 22 novembre al 4 dicembre la compagnia Umberto Orsini presenta al Teatro Litta di Milano “Nove”. Lo spettacolo è stato scritto da Edoardo Erba, la regia è di Mauro Avogadro e ne sono protagonisti Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio.

nove-2La pièce si chiama così perché si compone di nove frammenti. Non sono sketch o schizzi, sono invece commedie concentrate in dieci minuti. In poche battute, dopo aver delineato nettamente i personaggi, l’autore tira dritto al punto di svolta, al colpo di scena. Il tema e i soggetti sono molto diversi, ma lo stile è comune: l’autore parte da situazioni quotidiane, concrete, molto riconoscibili e “flettendo” la realtà, fa decollare la vicenda, che in pochi minuti sconfina nel surreale.

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Teatro.Online ha intervistato Mauro Avogadro, regista della pièce.

Una volta c’era il cinema a episodi. Questo potrebbe essere definito uno spettacolo teatrale a episodi?”

Non credo che si possa definirlo a episodi perché sono nove microcommedie, che hanno un’autonomia propria nella loro brevità. Però si potrebbe immaginare che potrebbero essere ampliate e diventare commedie normali”.

Il tema e i soggetti sono molto diversi, ma c’è qualcosa che questi nove racconti hanno in comune?”

Credo che abbiano in comune uno sguardo sul mondo disincantato, ma contemporaneamente anche molto affettuoso. Sono tutte situazioni al limite della credibilità ma descrivono anche personaggi pieni di uno sguardo pietoso nei confronti dell’umanità”.

E’ una prova di trasformismo per gli attori?”

Sicuramente, perché i ruoli sono completamente diversi. Sono impostati in maniera originale l’uno dall’altro. Il grosso lavoro che abbiamo fatto è proprio quello sulla recitazione, nel senso che con una struttura così sintetica gli attori devono dare allo spettatore la possibilità di riconoscere più o meno subito il mondo che in quel momento stanno rappresentando. Quindi è una prestazione abbastanza funambolica”.

Si gioca molto sull’effetto del colpo di scena, è così?”

Nell’allestimento c’è un’originalità data dal lavoro che Ginevra Napoleone ha fatto con me e che nella sua particolarità può essere interpretato come una lunga serie di colpi di scena. Il grosso del lavoro, però, è stato fatto con gli attori”.

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