“PATER FAMILIAS”: LA PAROLA AL REGISTA MAURIZIO SGUOTTI

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E’ Pater familias_ Dentro le mura  a inaugurare la stagione 2016-2017 del Teatro Sala Fontana di Milano. Vincitore e finalista di due premi teatrali, è stato scritto da Fiammetta Carena ed è diretto e interpretato da Maurizio Sguotti, protagonista in scena con Riccardo Balestra, Federico Benvenuto e Tommaso Bianco. Il punto di partenza vede muoversi sulla scena tre entità ben distinte: un padre vedovo, suo figlio e “il branco” di amici del ragazzo. Tutto però cambia quando si sviluppa un mondo parallelo a questa situazione.

Teatro.Online ha intervistato Maurizio Sguotti, regista e protagonista dello spettacolo.

“Quando il padre del ragazzo comincia a usare la fantasia tutto cambia, giusto?”

“Con la fantasia e la manualità il padre cerca di trovare un mondo ideale. Rinfaccia al figlio di non avere né manualità né cuore né cervello e di essere un incapace”.

“Perché la fisicità dei protagonisti è il principale strumento di comunicazione?”

“Perché è molto importante nel rapporto generazionale. Le uniche forze che ha il giovane sono il suo fisico e la capacità di saperlo usare­­, perché la cultura del corpo e la forza sono diventati quasi una religione. Sembra quasi che la potenza fisica misuri la capacità di stare al mondo. E’ diventata un’arma in questo momento di grande difficoltà per la mancanza di lavoro. Il padre ha invece avuto più occasioni di sperimentare la propria capacità lavorativa, quindi punta molto sull’importanza della manualità e del lavoro come mezzo per realizzare un uomo”.

“E’ stata la cronaca la sua fonte di ispirazione per la partenza?”

“Proprio così. Siamo partiti da Pietro Maso e da altri atroci delitti per leggere un malessere generale. La nostra compagnia ha il suo interno una componente generazionale molto forte rappresentata dal gruppo dei giovani e da me che sono il più anziano. La tematica generazionale ci toccava da molto vicino proprio per la costituzione della compagnia”.

“Un ruolo molto importante è quello della musica elettronica, giusto?”

“E’ fondamentale. Noi abbiamo concepito lo spettacolo all’interno di una discoteca, che la musica techno fa risaltare. Metaforicamente, però, lo spettacolo è la costruzione di un labirinto con riferimenti mitologici al Minotauro e a Teseo. Infatti ci sono continuamente cambi di scena, con numerosissimi luoghi diversi che rappresentano il percorso del labirinto, alla ricerca di una via d’uscita verso un mondo ideale”.

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