“PINOCCHIO”: INTERVISTA A FABIO PASQUINI, IL GRILLO PARLANTE

E’ in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano fino a domenica 12 febbraio il Pinocchio di Carlo Collodi. Lo spettacolo presenta la drammaturgia e la regia di Antonio Latella. Ne sono protagonisti Michele Andrei, Anna Coppola, Stefano Laguni, Christian La Rosa, Fabio Pasquini, Matteo Pennese, Marta Pizzigallo e Massimiliano Speziani.

La storia di un burattino di legno

Il Piccolo Teatro di Milano chiama per la prima volta il talento di Antonio Latella alla sfida con una figura universale che appartiene a tutti. Tutti ne coltiviamo una memoria propria, quasi esclusiva. Ma non sarà una fiaba. Tutt’altro che romanzo per bambini, nel suo adattamento per la scena dell’opera di Collodi, Latella si pone davanti al burattino di legno cercando uno sguardo depurato dalle infinite interpretazioni depositatesi per 135 anni. Cerca, se esiste, quello che finora non è stato visto. “Non so quale Pinocchio racconteremo” ammette Latella, sollecitando la propria curiosità di artista e l’attesa di tutti. Ma un punto di partenza è sicuro: Pinocchio fu abilissimo apprendista della menzogna e delle menzogne degli adulti.

Fabio Pasquini, il Grillo Parlante

Teatro.Online ha intervistato Fabio Pasquini, che nello spettacolo ha il ruolo del Grillo Parlante.

“Perché Pinocchio appartiene a tutti, grandi e piccini?”

“Pinocchio fa parte dell’immaginario collettivo perché è nato in questo modo, è una sorta di favola. Però secondo me appartiene soprattutto agli adulti. E’ una favola complicata, nera. Lo stesso Collodi la definisce in questo modo. Credo che Pinocchio siamo un po’ tutti noi, per quello che ci appartiene. E’ il viaggio che noi facciamo, è il viaggio della vita. Come dice anche Massimo Recalcati nell’introduzione del programma di sala, siamo un po’ tutti legni in mezzo al mare. Siamo anime disarticolate, frammenti di verità e di illusione. E’ per questo che appartiene a tutti”.

“E’ davvero la menzogna il filo conduttore di tutta l’opera o bisogna andare più a fondo della storia perché c’è anche dell’altro?”

“Direi che c’è dell’altro. La menzogna è solamente una parte ed è l’altra parte della medaglia, cioè della verità. Pinocchio in realtà non è quello che dice le bugie. Il primo a dirle è proprio Geppetto. Lui dice la prima grande bugia, quella cioè di creare un burattino che possa diventare un bambino”.

“Il regista Antonio Latella in questa sua versione ha voluto mostrare al pubblico qualcosa che non è mai stato visto prima. Di cosa si tratta?”

“E’ una lettura personale di Latella che affronta vari temi. Forse è per questo che ci sono, come sempre negli spettacoli di Latella, vari livelli di comprensione e di significato. E’ sempre un’operazione un po’ complessa. Per non svelare il finale, basta dire che qui si ribaltano un po’ le sorti della favola”.

“Perché Pinocchio fu un abilissimo apprendista della menzogna e delle menzogne degli adulti?”

“In realtà Pinocchio nasce come una specie di spugna anche in questo spettacolo. C’è il discorso della lingua, è uno che si muove costantemente, che corre, che apprende, che vuole conoscere. In realtà Pinocchio è un grande credulone frastornato dalle ipocrisie del mondo. E’ il mondo quello che genera le menzogne, quindi lui impara anche questo. Però il naso non cresce subito quando dice la bugia, ma quando ha bisogni primari come la fame. Questo è importante. Cresce quando Geppetto lo sta creando, quindi non è legato strettamente alla bugia. Però il mondo è pieno di menzogne”.

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