“LAMPEDUSA WAY”: LA DISPERATA RICERCA DEI PROFUGHI

Il dramma dei migranti

E’ in scena fino al 23 aprile al Piccolo Teatro Studio di Milano Lampedusa Way. Lo spettacolo racconta il viaggio di Mahama e Saif, che raggiungono l’isola siciliana alla ricerca dei profughi Shauba e Mohamed. La ricerca del cadavere, il suo recupero, il ritorno in patria e il rituale del lutto sono tappe del grande viaggio all’interno di una cultura mediterranea, forse irrimediabilmente disgregata, e il mistero dell’esistenza umana, sul quale la cronaca ci costringe ogni giorno tragicamente a riflettere.

Il testo e la regia dello spettacolo sono di Lina Prosa e ne sono protagonisti Maddalena Crippa e Graziano Piazza.

Intervista a Lina Prosa

“Qual è il vero dramma dei migranti?”

Il vero dramma dei migranti è quello di sognare una nuova vita in un’Europa che invece non può assicurare questo desiderio per il quale sfidano la morte. Perché il loro arrivo in Europa, nonostante tutte le peripezie che sfidano per arrivare dalle coste libiche, diventa il tema più grande. L’Europa non sa rispondere alle loro esigenze e forse non ne ha la capacità. 

“Qui sono anche gli attori a dover trovare un loro approdo, giusto?”

Sì, certo. Io ho sempre accostato l’artista all’emigrante. Credo che nella nostra società siano le ultime figure che ci garantiscono una qualità umana, che è quella del viaggio, alla ricerca di se stessi. Su questo piano io credo che oggi gli artisti e gli emigranti vivano la stessa ricerca. Lo stesso tema diventa centrale, anche se poi le motivazioni sono diverse per i motivi che tutti noi conosciamo. Però l’approdo che l’artista trova in teatro parla a tutti. Quindi secondo me il messaggio dell’attore in questo caso è estremamente politico perché può parlare a tutti. Il sogno dell’emigrante è anche il nostro, quello di fare un viaggio. Un viaggio mitico.

“In che senso la sfida è andata oltre sul piano creativo?”

Perché il valore del viaggio assume un linguaggio che va oltre la realtà e la comunicazione della televisione. Per cui il messaggio diventa poetico e in  quanto poetico diventa assolutamente politico. Non nel senso dell’appartenenza politica, ma politico come cambiamento, come ricerca della trasformazione, come cambiamento del punto di vista. Questo è un valore politico universale. 

“Inevitabile parlare di un film che ha rappresentato l’Italia agli ultimi Oscar: Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Lei lo ha visto? E’ stato una fonte di ispirazione?”

No. “Fuocoammare” è molto recente perché io ho iniziato a scrivere la trilogia del naufragio nel 2003. Io ho sentito proprio la necessità di dare la parola a questa dramma quando ancora non si parlava di questo problema, sia a livello nazionale che a livello europeo. E’ un film che ha una sua bellezza stilistica, però credo che non faccia un buon servizio a Lampedusa perché il taglio dato da Rosi su Lampedusa è un po’ passatista. Perché oggi Lampedusa è l’avamposto di un problema europeo ed è diventata il simbolo di una questione importante che appartiene a tutte le società e a tutte le culture. Il film di Rosi tende a guardare Lampedusa più dal punto di vista del suo passato, dell’oasi naturalistica, della sua posizione antropologica formata su una società che oggi a Lampedusa non esiste più.

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