“ROMEO E GIULIETTA”: 4 DOMANDE IN VIDEO A CORRADO D’ELIA

Eros e Thanatos

Una delle tragedie di William Shakespeare più rappresentate di tutti i tempi arriva al Teatro Leonardo di Milano. Su una scena composta da muri umani che si muovono e si intrecciano al ritmo di un’ossessiva musica trance, riviviamo l’appassionata vicenda di Romeo e Giulietta. La versione di  Corrado D’Elia, in scena fino al 2 aprile, ci racconta la storia di un amore impossibile e di due famiglie legate dall’odio. Due mondi tragicamente incapaci di comunicare tra loro. Due linguaggi diversi, qui intrecciati a creare un equilibrio delicato in una Verona più bella che mai. I protagonisti dello spettacolo sono Andrea Bellacicco, Alessandro Castellucci, Angelo Di Figlia, Sebastien Halnaut, Silvia Giulia Mendola, Gianni Quillico, Andrea Pinna, Chiara Salvucci, Andrea Tonin, Emanuele Toretta e Andrea Valentino.

La parola al regista Corrado D’Elia

“Che tipo di lettura registica hai dato a questa tragedia di Shakespeare?”

Ho cercato di fare in modo che ogni gesto e ogni parola potessero essere totale espressione teatrale. Abbiamo una drammaturgia scespiriana che posso definire contemporanea e una con tantissime immagini: il nostro è quasi uno spettacolo ipnotico. “Romeo e Giulietta” racconta prima di tutto una storia d’amore. Poi parla del tempo, di qualcosa che man mano diventa forte. Il tempo non scorre mai tutto insieme: a volte va veloce, altre non passa mai. A un certo punto, improvvisamente, Fratello Renzo, come un prezioso alchimista, combina un disastro. La colpa di una lettera che doveva arrivare e invece non arriva mai. Da lì è tutto un susseguirsi di errori che portano alla tragedia. C’è una chiave classica di lettura: da una parte abbiamo una divisione totale tra giovani e vecchi. Dall’altra c’è il tempo, che corre velocissimo”.

“Perché, secondo te, il tema Amore e Morte affascina così tanto il pubblico?”

Perché è universale. Noi viviamo ogni giorno nella paura e nella speranza del futuro, immersi in Amore e Morte. Sono i due fili su cui noi camminiamo: uno è il desiderio di dare e avere amore, l’altro è la paura che ci porta alla stessa domanda: Amore e Morte sono la stessa cosa?

“E’ giusto dire che, oltre allo scontro tra due famiglie, in questa tragedia assistiamo anche a quello generazionale tra giovani e adulti?”

Di sicuro. Inoltre viviamo in un momento in cui “Romeo e Giulietta” è particolarmente contemporaneo. Da un lato assistiamo alla superficialità e alla mancanza di senso della vita di un giovane che passa la propria esistenza attaccato a un computer e non a un bagno di vita. Dall’altro si crea quasi una tragedia. E’ come se oggi questo senso di vuoto alimentasse con una spinta un desiderio tragico, a tal punto che gli atti dei giovani sono spesso drammatici. In questo senso Giulietta compie qualcosa di incredibile: si ribella alla famiglia in nome dell’amore. Credo che anche i giovani d’oggi possano comportarsi così. Torniamo quindi al discorso dell’ indissolubilità tra Amore e Morte.

“Infatti ai primi di marzo a Camogli, sulla Riviera Ligure, una ragazza di 17 anni, quindi più o meno della stessa età di Giulietta, si è buttata dal balcone perché la famiglia le impediva di frequentare il ragazzo di cui si era innamorata. Possiamo quindi dire che questa tragedia sia attuale ancora oggi?”

Certo, per forza, è eterna. Uccidersi per amore è il più grande dei gesti d’amore. Eppure, allo stesso tempo è il più grande dei gesti di non-amore.  

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