IL MACBETH RIVOLUZIONARIO DI ENRICA SANGIOVANNI

 

Il dramma di un antieroe

E’ un Macbeth del tutto originale quello in scena al Teatro Sala Fontana di Milano. Il nobile scozzese creato dalla penna di William Shakespeare è qui un uomo nuovo, un rappresentante del giusto e dell’ingiusto; un Copernico che tra il Cinquecento e il Seicento mette in discussione lo stato delle cose. Gli spettatori vedranno un personaggio in continuo movimento tra una concezione simbolica del mondo ancora precaria e il nuovo relativismo, già portatore di modernità.

Diretto e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti, lo spettacolo annovera nel cast Stefano Braschi, Francesco Fedele, Carolina Giudice, Antonia Guidotti, Elio Guidotti, Ciro Masella, Giuditta MingucciAlfredo Puccetti e la partecipazione straordinaria del cane Oscar, un Alaskan Malamute, che interpreta la parte di un lupo. Le musiche sono di Patrizio Barontini. In scena troviamo Luca Ciriegi alle percussioni e Gianluca Fortini ai fiati. Macbeth sarà in scena dal 7 al 9 aprile a Milano, mentre l’11 e il 12 arriverà sul palcoscenico bolognese dell’Arena del Sole.

 

La parola a Enrica Sangiovanni

“Cosa c’è di diverso e cosa di uguale rispetto alla tragedia originale di William Shakespeare?”

E’ diversa la contemporaneità del nostro approccio al testo di Shakespeare. Abbiamo cercato di capire che cosa interessa a noi oggi della sua opera, in particolare a Gianluca Guidotti e me, cercando di intendere il testo in chiave filosofica. Non c’era l’obiettivo di mettere in scena una rappresentazione teatrale rimanendo esclusivamente fedeli al testo. Allestire un’opera di Shakespeare cercando la ripetizione di  uno spettacolo del Seicento per noi non ha molto senso. Ci interessa molto di più cercare di capire che cosa, all’interno di questi capolavori di Shakespeare, ha influenzato tutto il pensiero occidentale fino a oggi. Sono invece uguali la scansione delle scene, i nomi dei personaggi e la sequenza drammaturgica. Nonostante tutti i tagli del caso, abbiamo cercato di restituire il testo nella sua integrità.

“Nel vostro spettacolo sono molto importanti due elementi: il tempo e la paura. Perché è un tempo che fa paura?”

Perché è proprio in questo aspetto che abbiamo trovato la grande contemporaneità di Shakespeare. Lui descrive già un uomo contemporaneo. Nel Seicento, con la scoperta del nuovo mondo e i viaggi che hanno dato inizio alle colonizzazioni, l’uomo fa già i conti con la possibilità di distruggere il pianeta su cui si trova ed è già in grado di spingere il pulsante che potrà sganciare la bomba atomica. E’ questo il senso filosofico del tempo che fa paura: i nostri esseri umani contemporanei ne hanno timore. Infatti lo vivono in maniera schizzoide.

“Perché convivono due persone in Macbeth?”

Perché nei due personaggi di Macbeth e Lady Macbeth abbiamo intravisto quasi un’unica testa, che pensa, ha dei dubbi, si contraddice e si autogiustifica. Quindi questi due personaggi, che sono allo stesso tempo un uomo e una donna, un lato positivo e uno negativo, una paura e un coraggio, riflettono i due aspetti di un Giano Bifronte, di un essere umano a tutto tondo.

“In che modo Macbeth è sempre fonte inesauribile di riflessioni politiche e filosofiche?”

Lo è perché dà il via al pensiero filosofico che dal Seicento in poi ha permeato e caratterizzato tutto il pensiero occidentale. Lui descrive già in maniera incredibile le paure e le contraddizioni dell’uomo novecentesco nel quale siamo ancora completamente immersi. I filosofi hanno attinto all’opera di Shakespeare e in questo senso lui è profondamente umano. Noi abbiamo citato in particolare Martin Heidegger proprio perché è un filosofo con dei punti di vista contradditori. Si è anche avvicinato al nazismo. La sua discussione sull’uomo  rende il concetto del tempo un modo di vivere.

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