“SUZANNA ANDLER, LA DONNA PIU’ TRADITA DI SAINT TROPEZ”

 

Suzanna Andler è una bella donna con un marito ricco dal quale però viene tradita in continuazione. Stufa del trattamento che le viene riservato, decide quindi di rendergli pan per focaccia. Come? Trovandosi anche lei un amante, che però non ama. La splendida cornice di Saint Tropez gioca a questo punto un ruolo decisivo. E’ infatti roprio qui, dove Brigitte Bardot ha vissuto i suoi giorni più gloriosi, che i due decidono di cercare una villa da affittare per le vacanze. Suzanna incontra un’amica alla quale confida la propria crisi coniugale. In lei però non trova alcun aiuto, né complicità né sincerità, ma solo un comportamento ambiguo che fa da specchio alle sue menzogne.

Il regista Antonio Syxty porta in scena al Teatro Litta di Milano fino al 15 luglio Suzanna Andler, la donna più tradita di Saint Tropez, un testo di Marguerite Duras con l’ineguagliabile traduzione di Natalia Ginzburg. Ne sono protagonisti Caterina Bajetta, Guglielmo Menconi, Elisabetta Scarano, Pietro De Pascalis, Maurizio Salvalalio e Gaetano Callegaro.

Quattro domande ad Antonio Syxty

“Quant’è importante e che cosa è necessario dire del risvolto psicologico-caratteriale di Suzanna Andler?”

E’ ovvio che si sta parlando di una donna molto femminile che cerca di spostare il confine tra l’amore conosciuto e quello inconoscibile. Quindi lei stessa si presenta come una donna inconoscibile.

“E’ un modo per il personaggio di tracciare dei bilanci e di fare un’autoanalisi del proprio comportamento?”

Assolutamente no, nel senso che Suzanna Andler non fa bilanci. Non ha rimpianti, non calcola quello che le succede. Si espone oltre misura, tentando in qualche modo di andare anche contro se stessa, nel senso della convenzione del proprio rapporto amoroso di moglie con il marito. Tenta di crearsi l’opportunità di un altro amore con un amante. Anche con questo amore, però, non riesce a superare quello che potrebbe essere il confine. Quindi per lei l’amore non è tradire il marito con un altro uomo, non è lasciare il marito, non è dirgli che ha un altro. E’ qualcosa di più che non riesce a realizzare.

“Perché Suzanna ha una predisposizione così naturale e imprescindibile per le menzogne?”

In realtà si dice che “Suzanna Andler” sia il testo della menzogna. Però loro non mentono nel senso del calcolo. Non dicono una cosa al posto di un’altra coscientemente. Questo vale per Suzanna Andler in particolare come vale anche per Jean Andler, che è il marito. In realtà loro spostano l’informazione nel momento sbagliato, quindi risulta una menzogna. E’ una cosa che può succedere anche a noi nella vita. Non è scontato che le menzogne vengano dette con un’intenzione. Lei dice che mente al marito quando è con l’amante. Quando è con l’amante dice che mente all’amante, quando è col marito dice che mente all’amante.

In realtà queste menzogne sono il frutto di qualcosa che lei non riesce a esprimere né a dire, perché se le dicesse, la soluzione sarebbe immediata: deciderebbe di avere il classico amante fuori dal matrimonio e di tenersi ancora un marito. Esattamente come il marito, a sua volta, ha le proprie classiche amanti. E’ una riflessione concettuale ed emotiva sull’amore. Quindi non è il ménage à trois o la commedia borghese così come uno se la immagina composta dal triangolo lui/lei/l’amante”.

“Cos’è l’unica cosa che la spaventa veramente?”

Il fatto che non si realizzi quell’amore che lei non conosce e che vorrebbe provare. Probabilmente non si realizza quello che lei pensava fosse la possibilità di avere un amante al di fuori del matrimonio. Il testo però non dà una certezza sul fatto che sia una cosa voluta da lei, dal marito oppure voluta insieme ma mai realizzata. Non vengono date certezze riguardo a chi abbia iniziato questo gioco. Lei nella prima scena dice: “Sono la donna più tradita di Saint Tropez”. Questo però lo sanno tutti. Come tutti alla fine del testo sanno che lei ha un amante che si chiama Michel. Però questi sono i dati di realtà.

Un conto sono i dati di realtà, un conto è la parte della nostra interiorità più profonda che noi cerchiamo di nascondere. Questo succede un po’ a tutti: noi viviamo vari livelli e ce n’è uno della realtà che noi viviamo, ma se ci dovessimo fermare e interrogare sul livello sottostante, capiremmo che magari esso non corrisponde al livello della realtà che scegliamo di vivere tutti i giorni. Sto parlando di una parte più inconscia delle nostre sensazioni, dei nostri stati d’animo e dei nostri sentimenti.

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