“TROPICANA”: 4 DOMANDE A IRENE LAMPONI

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Va in scena in prima milanese fino a domenica 20 novembre al Teatro Verdi di Milano “Tropicana”, uno spettacolo scritto da Irene Lamponi e diretto da Andrea Collavino. Ne sono protagonisti Marco Rizzo, Cristina Cavalli, Elena Callegari e la stessa Irene Lamponi. La produzione è del Teatro della Tosse.

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Tropicana” è una commedia, una storia familiare con quattro personaggi: Lucia (la madre), Nina (la figlia), Meda, la vicina di casa e amica di Lucia e Leo (il fidanzato di Nina). Mauro, il marito di Lucia, se n’è andato via di casa senza farsi più sentire. Lucia non si rassegna all’idea di essere stata lasciata e inizia a soffrire di attacchi di panico. E’ convinta che Mauro ritornerà e senza accorgersene si appoggia alla figlia. Nina cerca di tenere la situazione sotto controllo supportando la madre, ma il peso dell’assenza del padre si fa sempre più forte.

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L’autrice e protagonista Irene Lamponi

Teatro.Online ha intervistato Irene Lamponi, autrice e protagonista dello spettacolo.

Tropicana è una commedia, però si parte da un vero e proprio dramma familiare, è così?”

Sì, esatto. Praticamente io mi sono ispirata alla mia storia autobiografica. Ho iniziato così. Poi ovviamente mi sono anche un po’ distanziata. Diciamo che il nocciolo di Tropicana è un dramma. Però i personaggi sono delle persone che vogliono cercare di risolvere i loro problemi. Quindi hanno una carica vitale molto forte. Per cui si ritrovano a farsi del male, però di fondo quello che c’è è un amore molto forte che li spinge l’uno verso l’altro, per cui rimaniamo nei toni della commedia”.

In che cosa sta la forza delle protagoniste?”

La protagonista di Tropicana è una ragazza che si chiama Nina, che nella famiglia è la figlia. Credo che la sua forza sia proprio data da quest’istinto vitale che ha come tutti i ragazzi. Non sa bene che cosa le potrà succedere nel futuro, però ha tantissima fame di uscire da quella casa e quindi si butta nonostante non abbia un piano ben preciso. Lei si muove d’istinto e penso che questo sia la forza della protagonista, che è appunto Nina”.

C’è la possibilità di una nuova vita per i protagonisti?”

Assolutamente sì. La cosa che a me piace di questo testo e che mi piace in realtà in tutte le cose che scrivo, ma anche che vedo e che leggo, è il fatto che esiste la possibilità di una nuova vita, ma non c’è per forza un’unica soluzione. Infatti i personaggi non devono risolvere un problema. Devono semplicemente acquisire delle consapevolezze rispetto al presente. Poi da lì in avanti si apriranno non una, ma mille possibili vite. Infatti lo spettacolo non finisce con un problema che si risolve. Ci sarà ancora tutta una vita da costruire giorno dopo giorno. Non si arriva da nessuna parte. Si arriva solo a guardarsi negli occhi e a capire che ci sono delle cose da accettare”.

Quanto si ride e quanto si riflette in Tropicana?”

Si ride molto perché questi personaggi sono veramente buffi. Perché noi da fuori vediamo benissimo quali sono i loro problemi ma loro no. Quindi si muovono come elefanti in una cristalleria, rovinano e rovesciano tutto, si piantano pugnali nella schiena in nome di un istinto vitale e di un amore. Questo fa abbastanza ridere. Contemporaneamente, però, si riflette molto perché lo spettacolo, anche grazie alla regia molto delicata di Andrea Collavino, è costruito come una montagna russa. Non c’è preparazione alle cose. Il pubblico viene portato in alto in un picco positivo dove ride molto e subito dopo, senza neanche rendersene conto, in un picco negativo. Quindi è molto emozionante e penso che faccia molto riflettere”.

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