“A qualcuno piace caldo”, intervista al cast

Gli incontenibili e poliedrici Euridice Axen, Giulio Corso e Gianluca Ferrato, diretti da Geppy Gleijeses, guidano un ricco e variegato cast di attori in uno spettacolo che omaggia il genio di Billy Wilder con un allestimento originale e travolgente di A qualcuno piace caldo. Un’occasione per riscoprire tutta la forza scenica di uno dei capolavori assoluti della storia del cinema, nella versione teatrale di Mario Moretti, liberamente ispirata alla trama del film. 

A qualcuno piace caldo è in scena al Teatro Manzoni di Milano dal 17 al 29 marzo. Liberamente tratto dal film di Billy Wilder, lo spettacolo è diretto da Geppy Gleijeses e vede protagonisti Euridice Axen, Giulio Corso, Gianluca Ferrato, Maria Rosaria Carli, Stefania Barca, Salvatore Esposito, Antonio Tallura, Francesco Laruffa, Teo Guarini, Davide Montalbano e Michele Demaria.

Quattro domande a Euridice Axen, Giulio Corso e Gianluca Ferrato

Che cosa c’è di diverso nello spettacolo rispetto al film di Billy Wilder?

Gianluca Ferrato: Noi! Che non siamo Jack Lemmon, Tony Curtis e Marilyn Monroe. (ride)

Euridice Axen: C’è una verità diversa, c’è un contatto vero.

Giulio Corso: Abbiamo mantenuto la favola. L’intreccio è quello. La favola è di tutti. Allora noi con la stessa gioia con cui si racconta Cappuccetto Rosso ai bambini ci auguriamo che questa sia la favola che per chi se la fosse persa, risuonerà bella, moderna, nuova, avventurosa e audace come quella che è stata raccontata da Billy Wilder.

Euridice Axen: Grandi aspettative!

Qual è la forza scenica di questo testo?

Euridice Axen: La forza scenica è tutto quello che è stato creato, per cui il fatto che siamo tanti funziona tantissimo. Siamo una bella compagine e si sente, perché è uno spettacolo pieno e questo secondo me fa la differenza.

Quanto si avverte il contesto storico del 1929? Siamo negli anni del crack di Wall Street e del proibizionismo.

Gianluca Ferrato: Si sente dalle immagini. Potrebbe essere uno spettacolo in bianco e nero che potrebbe restituire il senso del tempo. Non lo è ma ci si avvicina. E’ sicuramente uno spettacolo “seppiato”, nel senso che restituisce quel senso di un tempo che è stato. Ci sono penombre e chiaroscuri. Quello restituisce il senso della distanza di quell’America che stava affondando, non diversamente forse da quella attuale.

Giulio Corso: Poi per noi è sicuramente molto importante citare alcuni eventi come la strage di San Valentino che ha ispirato anche Billy Wilder, perché sono delle cose che non si possono omettere per raccontare questa favola. Quindi si apre tutto all’interno di questo club in cui si somministra whisky e non si potrebbe. Di lì questi due spiantati saranno testimoni di questo fatto e saranno costretti a scappare e a travestirsi. Quindi in qualche modo il contesto è esattamente lo stesso.

Euridice Axen: C’è un grande senso di precarietà.

Gianluca Ferrato: Di cui Billy Wilder è maestro. Viale del tramonto è un’altra straordinaria diversità. Anche questa lo è ma Norma Desmond di Viale del tramonto è un’altra diversa, sotto i riflettori e poi senza i riflettori. Anche qui ci sono i riflettori e poi non ci sono più.

Euridice Axen: Con qualcuno che la ama nonostante sia diversa. C’è sempre questa meravigliosa inclusione.

Gianluca Ferrato: In questo senso Billy Wilder è stato un maestro.

Avete visto il film o avete preferito non farvi condizionare dall’interpretazione di Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon?

Giulio Corso: Lo abbiamo visto soltanto per il piacere di rivederlo.

Gianluca Ferrato: Io l’ho visto e rivisto anche per cercare di dire “Questo non lo farò, cercherò di assomigliare a me stesso per poter fare questo” perché avrei perso se avessi cercato di fare l’imitazione di Jack Lemmon. L’ho visto e rivisto dicendo “Questo non sono in grado di farlo, faccio altro” e ho cercato di fare la mia parte.

Euridice Axen: Io l’ho visto per piacere.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Manola Sansalone
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