Gigio Alberti, “Ahi! Sudamerica”

  • Clicca QUI per ascoltare il podcast dell’intervista

Ci si ricorda tutti del tocco e delle magie di Maradona. Come se fosse unico. E nel calcio lo è. Ma ci sono scrittori sudamericani del 900 che hanno nel guardare il mondo lo stesso tocco e la stessa magia. Deve essere l’aria che si respira laggiù che li fa capaci di andare nel profondo restando sempre leggeri leggeri. La serata vuol essere un giretto per respirare anche noi un po’ di quell’aria li.

Ahi! Sudamerica è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano il 27 maggio. Ne è unico protagonista Gigio Alberti con Raffaele Kohler alla tromba e Luciano Macchia al trombone e alla fisarmonica.

Intervista a Gigio Alberti

Cos’avevano in comune Maradona e gli scrittori sudamericani di cui parli nel tuo reading?

Così come Maradona toccava il pallone creando delle magie, loro riescono a toccare la penna creando altrettante magie. Sono capaci di essere profondissimi, allegri e divertenti. Quella è una magia e proverò a restituirla alla gente che verrà.

Perché questi scrittori sono rimasti nella storia?

Il primo motivo è che sono grandi scrittori. Io sono andato a cercarmeli perché mi avevano detto di fare una cosa sul Sudamerica, però se uno ci capita, è come una ragnatela: non se ne esce facilmente e se ne vogliono leggere ancora. Sono autori di un realismo magico che, pur rimanendo con i piedi per terra, riesce a creare delle atmosfere di irrealtà e di semisogno, mantenendo sempre un piede nel reale.

E’ lo stesso motivo per cui hanno lasciato un segno?

Io credo di sì. La capacità di rimanere dentro alla realtà e allo stesso tempo di distrarci crea una cosa simile a quel cannocchiale dove si guardava da piccoli, che generava immagini completamente diverse sulla base della stessa materia. Hanno una capacità di variazioni straordinaria e una grande profondità. Sono tutti e tre scrittori argentini. Due se ne sono dovuti andare per ragioni politiche e uno probabilmente perché gli stava troppo stretto il clima del Sudamerica, quindi non hanno avuto vite facilissime. Le raccontano e raccontandole, riescono a mantenere sempre un lato mozartiano di un ritmo vitale.

Hai voluto fare un omaggio al Sudamerica?

Lo è, in particolare all’Argentina perché tutti e tre gli scrittori vengono da quel Paese. E’ una terra fantastica e allo stesso tempo parecchio sfortunata, che dall’ultimo dopoguerra ad oggi, ha avuto crisi e dittature. Ha passato tutte le cose peggiori che può passare una nazione.

  • Intervista e podcast di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
  • Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online e vedere le nostre interviste video