Alberto Oliva e la sua compagnia presentano “Amore cercasi… gatto incluso”

Giovanni e Agata sono una coppia come tante: un matrimonio di 15 anni, una vita fatta di abitudini consolidate e giornate che scorrono tra lavoro, impegni e piccole distrazioni, dalla quotidiana ricerca delle chiavi e degli occhiali alle domeniche sul divano. Lui, impiegato in banca, lei, insegnante di lettere, affrontano il quotidiano tra partite di calcetto, cene libanesi con le amiche e il gatto Ettore, che sembra vivere in un mondo tutto suo ma che è, invece, un testimone per niente silenzioso di quanto gli scorre davanti agli occhi. Una sera, una semplice conversazione tra Agata e Giovanni accende la curiosità e il desiderio di movimentare la loro esistenza.

Amore cercasi… gatto incluso è in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 12 ottobre. Scritto da Valeria Cavalli e diretto da Alberto Oliva, lo spettacolo vede protagonisti Monica Faggiani, Arturo Di Tullio e Dario Merlini.

Quattro domande ad Alberto Oliva, Arturo Di Tullio, Monica Faggiani e Dario Merlini

C’è un gatto che come voi è anche protagonista della storia. Ne vediamo uno reale in scena?

Arturo Di Tullio: “Noi abbiamo provato a prendere un randagio di strada, poi non riuscivamo a tenerlo sui cubi. Ci siamo chiesti se non ci convenisse prenderne uno e allora abbiamo deciso di utilizzare un gatto in carne e ossa.”

Monica Faggiani: “Ovviamente non c’è un gatto vero in scena. Sarebbe stato difficile farlo recitare. Poi non si sa, magari recitava meglio di noi!”

Alberto Oliva: “Ci sono tanti cani. I gatti sul palco sono merce rara, quindi ne abbiamo scelto uno veramente speciale interpretato da Dario Merlini.”

Perché qui vengono messe in luce la fragilità delle certezze e l’imprevedibilità delle scelte?

Arturo Di Tullio: “Probabilmente perché la quotidianità che tutte le coppie vivono, a un certo punto, va a disgregarsi, quindi tante sicurezze alla fine non sono così determinanti. Succede quindi che marito e moglie cerchino un respiro al di fuori. Lì c’è quella fragilità che avvertiamo in alcuni passaggi dello spettacolo, anche se l’unione tra i due protagonisti è solida: sono sposati da 15 anni, routinari, abitudinari e con una zona di comfort che è la loro casa…”

Monica Faggiani: “…E il loro gatto!”

Alberto Oliva: “Io credo che la cosa veramente originale e bella di questa commedia di Valeria Cavalli sia il tentativo di raccontare la coppia da un punto di vista veramente alieno, quello dell’animale domestico che li guarda, li giudica, li commenta, li ama, li odia, gioca con loro, li prende in giro, si fa gioco di tutti i vizi degli umani. Quindi, da un punto di vista su due persone come tante, gioca e ironizza sui vizi della media borghesia con uno sguardo altro, che rompe molti luoghi comuni nei quali noi siamo in realtà immersi. Credo che l’originalità di questa commedia, che al debutto abbiamo visto funzionare molto bene ,sia proprio questo punto di vista nuovo.”

Monica Faggiani: “Raccontiamo una cosa interessante: non è detto che la coppia debba scoppiare. Certo, sappiamo che accade, ma due persone possono trovare un modo nuovo di stare insieme più frizzante, arduo e genuino, a volte anche attraverso gli animali domestici, perché qui avviene un po’ questo. Sappiamo quanto contano nelle famiglie che li hanno.”

Cosa rappresenta la famiglia in questo spettacolo?

Monica Faggiani: “Questa è stata una trilogia sulla famiglia in cui Valeria ha cercato sempre di far emergere la parte più oscura. In quest’opera viene fuori la stanchezza. Le coppie e i nuclei familiari, dopo tanti anni, devono trovare un modo nuovo, altrimenti si stancano. Come diceva Troisi: all’inizio la coppia è un po’ provata e si sposa, poi lo è ancora di più e fa un figlio, poi ne fa un secondo e poi divorzia. Per non arrivare a quello, qui viene rappresentata questa stanchezza, con le giornate e le settimane tutte uguali, scandite da una routine che è nello stesso tempo difesa ma anche noia. E i due coniugi a un certo punto lo dicono proprio: “Che palle!”

Vengono un po’ scardinate le concezioni della famiglia vista come una realtà borghese?

Alberto Oliva: “Rinegoziato, più che sfatato.”

Dario Merlini: “Viene un po’ sfottuto, non completamente negato. C’è il tentativo di ironizzare sui luoghi comuni, le piccole ipocrisie o gli spazi di noia che non si vogliono riconoscere. Si fa finta che vada tutto bene anche quando in realtà, magari, ci si sta annoiando e non si è più così convinti delle proprie scelte. In questo caso c’è un elemento esterno che va a punzecchiare in ognuna di queste piccole falle del rapporto di coppia e della vita familiare.”

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Lia Chirici
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