Il 3 settembre 1838 a 44 anni di età l’alpinista ginevrina Henriette d’Angeville raggiunge la vetta del Monte Bianco, vestita con una gonna , con l’aiuto di un bastone e di dodici persone tra guide e portatori. L’impresa fu commentata con un misto di sorpresa e toni sprezzanti. Una guida di Chamonix al suo ritorno le disse: «Avete avuto il grande merito di andare sul Monte Bianco, ma bisogna convenire che il Monte Bianco ne avrà molto meno ora che anche le signore possono scalarlo».
Io, in cima al Monte Bianco è in scena ad Alta Luce Teatro di Milano l’11 e il 12 aprile. Liberamente ispirato ai diari di Henriette d’Angeville, lo spettacolo è stato scritto ed è diretto da Monica Faggiani. Ne è unica protagonista Elizabeth Annable.
Intervista ad Elizabeth Annable
Perché l’impresa di Henriette D’Angeville fu commentata con un misto di sorpresa e toni sprezzanti?
All’epoca l’alpinismo, che in realtà non è molto diverso da oggi, era uno sport unicamente maschile, quindi non era pensabile né ammissibile che una donna facesse un’impresa del genere. In realtà Henriette era una donna desiderosa di compiere quest’impresa. Quindi, per il desiderio forte, va un po’ contro il pensiero comune dell’epoca e lo sfida. Infatti c’è un articolo di giornale dell’epoca che dice “Il Monte Bianco si sentirà umiliato per essere stato calpestato da un piede femminile”. Questo era il pensiero. Henriette amava tantissimo la montagna, quindi per lei prima di tutto era l’impresa che voleva compiere e poi chiaramente c’era anche il fatto di essere donna, di sfidare le convenzioni dell’epoca e di non essere solo una donna da salotti, ma riuscire a scalare il Monte Bianco.
Perché in molti provarono a scoraggiarla?
Perché una donna nel 1838 non poteva arrivare in vetta al Monte Bianco e scalare una montagna ma doveva stare in società. Doveva fare tutte le cose attinenti a una nobildonna ma non certo andare a sfidare le intemperie e le tempeste. C’è un pensiero su quello che è una donna portato avanti con Monica Faggiani che ha scritto tanti testi sulla donna e sulle figure al femminile. La figura di Henriette D’Angeville fu poi dimenticata. Alla storia sono passati gli alpinisti uomini che hanno scalato per la prima volta i Quattromila e gli Ottomila. Invece questa storia era stata quasi completamente dimenticata e quindi è anche un po’ un ridare valore e giustizia a questa figura.
Di quali altre imprese di montagna si rese protagonista?
Lei ha continuato a scalare tutta la vita fino alla fine. A 69 anni scalava ancora le Alpi Bernesi quindi lei ha portato avanti questa grande passione per la montagna. Questa è stata la sua prima grande impresa che compì quando aveva 44 anni. Arrivare sul Monte Bianco allora non era come oggi. Non c’erano gli impianti di risalita, quindi si partiva da Chamonix a piedi. Era davvero un’impresa alpinistica e la sua passione per la montagna continua, però poi la sua figura viene dimenticata. Rimane in questi diari che poi fortunatamente sono arrivati a noi ma non è mai riuscita a pubblicare il suo libro
Sentiva dentro di sé una vocazione?
Leggendo i diari, io non credo che lei lo facesse per il fatto di essere donna e per voler sfidare delle convenzioni. Henriette lo fa perché vuole arrivare in cima al Monte Bianco e perché lei ama le montagne e lo dice: c’è questa attrazione fortissima per il Monte Bianco ed è come se fosse un amore incredibile. Quindi il suo desiderio è quello di arrivare in cima e poi ce la fa.
- Intervista video di Andrea Simone
- Si ringrazia Federico Riccardo
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