“ASOCIAL NETWORK”: I MALI DELL’ERA DIGITALE

La storia di Anita è quella di una ragazza sensibile come tante, che cerca il lavoro, l’amore, la stabilità e amici sinceri. Anita cerca di soddisfare le aspettative di società, amici, famiglia e a volte anche le sue. Anita è nata digitale e ha un profondo rapporto con la tecnologia, fino a che un evento inaspettato non cambia la sua vita.

L’intervista a Silvia Paonessa e Marco Benedetti

Asocial network è in scena al Teatro Delfino di Milano l’1 e il 2 febbraio. Lo spettacolo è stato scritto ed è diretto da Silvia Paonessa, anche protagonista in scena con Marco Benedetti.

Parlano Silvia Paonessa e Marco Benedetti

“Quali sono i problemi di Anita?”

Silvia Paonessa: “Anita ha i problemi di una trentenne nata quasi digitale e cresciuta con lo strumento in mano. Quindi i problemi di Anita sono legati alle relazioni con le persone con cui non riesce a entrare in contatto da molto tempo. Tutto il suo mondo regge solo attraverso il virtuale. Quindi questo è uno dei più grossi problemi di Anita.”

“Che cosa si aspetta la società da lei?”

Marco Benedetti: “La società in realtà va sempre dietro a quello che viene imposto dal mercato e da alcuni centri di erogazione. Secondo me chi inizia a deviare e non si sente bene con la società ha anche contemporaneamente l’istinto di rimanerci. La società si aspetta che uno segua esattamente quello che va per la maggiore e che fa la massa. Chi inizia a distaccarsi e a fare il divergent, come il film uscito qualche tempo fa, comincia ad avere anche qualche problema.”

“Perché è proprio un orso a fare da coscienza ad Anita?”

Silvia Paonessa: “E’ una cosa un po’ romantica: ho preso l’orso perché rappresenta un momento in cui lei si ricongiunge con qualcosa che aveva perso quand’era piccola, perché poi, crescendo, ha iniziato a rivolgere le proprie attenzioni a un nuovo mondo che si è creato lasciando i suoi ricordi. Quindi ho ripreso l’orso dell’infanzia per simboleggiare il ritorno alla coscienza, perché l’orso simboleggia il ritorno all’unione di qualcosa.”

“Siamo troppo dipendenti dai social network?”

Marco Benedetti: “Sì, io ne so qualcosa. Più che altro influenzano le nostre reazioni a tutto, quindi anche ai processi di reazione a tutto quello che è fuori dal social. C’è subito una richiesta di reazione. Influenzano la capacità di pensare in profondità e i processi emozionali prendendosi del tempo per stare sulle cose.”

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Sara Di Giacinto per la gentile collaborazione