La stanza è un luogo. Un ambiente fisico circoscritto. Reale ma anche immaginato. Un luogo che protegge e opprime allo stesso tempo. Dentro la stanza si dipanano e si sperimentano le relazioni, i ruoli si confondono e i limiti spesso si superano. Un posto dal quale non si va via o dal quale ci si può separare. Un posto dal quale ricominciare.
La stanza è in scena al Teatro Litta di Milano fino al 6 novembre. Si tratta di un progetto ideato e diretto da Susanna Baccari. Ne sono protagonisti Giorgia Paolillo, Alessandro Pozza, Alessandro Saturno e Marco Vitiello.
Quattro domande a Susanna Baccari, Alessandro Saturno e Marco Vitiello
Che cos’è la stanza?
Susanna Baccari: E’ un luogo circoscritto all’interno del quale il tempo scorre in una sorta di quotidianità e questo è uno spazio nel quale si muovono tre corpi più un altro corpo femminile, quindi tre uomini e una donna. La stanza raccoglie la loro dimensione e la loro possibilità di relazionarsi. E’ un lavoro senza le parole. E’ frutto di un laboratorio che sto tenendo da un po’ di anni. Ci siamo presi questo spazio per avere un momento di ricerca e lo abbiamo intitolato La stanza perché è un posto davvero circoscritto.
La stanza è una condizione mentale, un luogo nel quale ci troviamo, dal quale vogliamo andare via e nel quale accadono tante relazioni. Questa è diversità o uguaglianza di tre uomini e una donna, tre corpi maschili e uno femminile. Dico così perché c’è un lavoro su una parte coreografata e una parte più teatrale, anche se non c’è la parola, ma sicuramente di relazione e di comunicazione.
E’ un luogo reale o immaginato?
Alessandro Saturno: Per me la stanza è assolutamente un luogo immaginario, è una metafora, è anche un’emozione e un pensiero, quindi qualsiasi cosa che sia assolutamente irreale.
Perché questo luogo protegge e opprime allo stesso tempo?
Susanna Baccari: All’interno di una stanza le relazioni uomo-donna sono tantissimi ruoli che si scambiano, quindi protegge perché a volte ci sono dei rimandi a una sorta di intimità e familiarità fra di loro. Altre volte ci sono invece delle prevaricazioni, quindi tutto il possibile degli incontri, è un corpo a corpo. Forse possiamo dire così, perché lo spettatore non deve seguire una storia. Sarebbe bello poter stimolare ogni persona che guarda questo lavoro a poter immaginare. La stanza è davvero un luogo metaforico, dove raccogliamo una serie di riflessioni di esseri umani con altri esseri umani, il lavoro con lo spazio e con gli oggetti che rimandano a una serie di piccole quotidianità. Però rimane un luogo del nostro pensiero, immaginato.
A che cosa è affidata la narrazione?
Marco Vitiello: Alla relazione tra corpi. Siamo semplicemente dei corpi che provano a creare delle relazioni e a viversi. Non c’è una narrazione descrittiva né una storia. Tutto ciò che accade succede qui in questo momento e poi ognuno ha la libertà di poter immaginare, farsi un viaggio o magari ricordare qualcosa del proprio vissuto.
Susanna Baccari: Una cosa importante alla base del lavoro è che abbiamo lavorato sulla forma. Incontrando la forma ci siamo chiesti che tipo di contenuto può esprimere. Siamo quindi partiti in maniera molto astratta. Poi, inevitabilmente, essendo esseri umani messi in relazione con lo spazio, con gli oggetti e tra di loro, questa forma diventa un contenuto. Il modo in cui lo spettatore guarda raccoglie una serie di possibilità, di immagini e di emozioni attraverso le immagini.
- Intervista video di Andrea Simone
- Si ringrazia Alessandra Paoli
- Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online e vedere le altre interviste video