Ippolita Baldini, “Io, Ippolita Roberta Lucia”

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Se è vero che gli uragani più devastanti hanno nomi femminili, tenetevi forte! Lei ne ha tre! Roberta Ippolita Lucia, in arte Ippolita Baldini, è in cerca del suo centro di gravità, lavora come attrice e cerca l’uomo della sua vita. Magari anche tra gli spettatori, non si sa mai.

Io, Roberta Ippolita Lucia è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 18 maggio. Ne è unica protagonista Ippolita Baldini, anche regista dello spettacolo in collaborazione con Emanuele Aldrovandi.

Quattro domande a Ippolita Baldini

Mi sembra scontato chiederti se questo è uno spettacolo autobiografico…

Invece fai bene perché in realtà è una domanda importante. Sì, è completamente autobiografico. Qualsiasi cosa verrà detta durante il monologo è reale. Forse non proprio tutto ma un buon 85% sì e nel finale, come bis, ci sarà un omaggio a Franca Rame.

Quanto la tua ironia e la tua autoironia ti hanno salvato nella vita?

Ah cavolo! Io credo che lo abbiano fatto al 100%. L’autoironia è fondamentale; anche il nostro amato Papa Francesco, quando ha incontrato noi comici, ha detto che lui recitava tutte le mattine una preghiera di San Tommaso che dice “Donami l’autoironia”, cioè il senso ironico della vita.

Di tutti e tre i tuoi nomi qual è il tuo preferito?

Lucy, Lucia, che è anche quello televisivo. Lucia Agazzi, che viene da Truccazzano, perché è una parte di me leggerissima, molto superficiale, festosa e sempre positiva. E’ l’opposto di un altro mio lato che invece a volte mi fa precipitare in dei mood un po’ brutti. Quindi ogni tanto salire in scena per fare Lucy mi costa una fatica pazzesca, perché ho l’umore di Roberta che è sostanzialmente tormentato. Invece poi scendo dalla scena ed è come se avessi fatto dieci vasche rigeneranti di nuoto. Lucy mi fa quest’effetto, quindi la amo tantissimo.

Citando una grande conduttrice televisiva, Francesca Fagnani, che belva si sente Ippolita Baldini?

Aiuto! Mi sento un cammello (ride). Perché è un animale che cammina nel deserto come me, che a livello spirituale ci sono dentro ed esploro questo deserto di pellegrinaggio terreno con delle sacche d’acqua. Quindi ha una grande resistenza e pazienza, e attraversa questi luoghi meravigliosi del deserto dove si vede un cielo stellato luminosissimo. E’ un posto che amo davvero tanto e mi sento sempre molto attratta dai viaggi nel deserto. Quindi sono un cammello.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
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