Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi, “Anche i sogni impossibili”

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Fausto De Stefani è il secondo alpinista italiano e sesto al mondo ad aver scalato tutti i quattordici Ottomila. Quindi va da sé: Fausto De Stefani è uno dei più forti alpinisti al mondo. Ma Fausto non si definirebbe mai così. Semmai l’alpinismo lo ha aiutato e spinto a farsi con più intensità e precisione la stessa domanda: chi sono io? Non sono tanto le imprese a definirlo, non è tanto cosa ha fatto in montagna, ma piuttosto come lo ha fatto. 

Anche i sogni impossibili – Il quindicesimo Ottomila di Fausto De Stefani, scritto, diretto e interpretato da Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris, è in scena al Teatro Litta di Milano fino al 20 ottobre.

Parlano Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi

Perché Fausto De Stefani ha sempre guardato alle montagne come un mezzo e mai come un fine?

Mattia Fabris: Quello che lo caratterizza più profondamente è la sua persona. E’ difficile rispondere al perché lo ha fatto. Certamente è un uomo che non si è mai accontentato dell’impresa fine a se stessa. Ha sempre cercato di trovare in ciò che faceva un senso che superasse quell’avventura. Questo si traduce in una grandissima attenzione ai luoghi in cui è andato e in un afflato sociale che lo ha portato al culmine della sua carriera a fondare una scuola in Nepal, che oggi ospita più di 1.500 studenti.

Ha sempre cercato di indagare profondamente la propria natura e la montagna è stato il mezzo migliore con cui lo ha fatto, perché offre la possibilità di instaurare un dialogo con noi stessi, con i nostri desideri e le nostre ambizioni, ma anche con le paure e le angosce. Ha fatto quello che ogni uomo dovrebbe fare: cercare di capire chi è.

Fausto De Stefani è oggi un signore di 72 anni. Ha visto il vostro spettacolo o lo avete mai incontrato di persona?

Jacopo Bicocchi: Sì, quando abbiamo deciso di fare uno spettacolo su di lui, anche se non era molto d’accordo. Siamo andati a casa sua a intervistarlo. Abita in un luogo incantato che si chiama la collina di Lorenzo, ma ci vorrebbe un’intera intervista solo per parlare di casa sua. Ci ha accolto alle 11 di mattina con tortine e polenta. Abbiamo capito che ci voleva stordire, piuttosto che fare l’intervista. Ha già visto lo spettacolo una decina di volte. Si è reso conto dello sguardo che ha e si è riconosciuto tantissimo nel lavoro. Siamo molto contenti di questo.

Quanto è fragile l’uomo rispetto alla montagna e quanto è forte la montagna rispetto all’uomo?

Mattia Fabris: Ovviamente non c’è paragone. Una delle lezioni della montagna è proprio ricordare all’essere umano la propria statura e la propria dimensione. Recentemente ho sentito una delle alpiniste tornata dalla spedizione del K2 organizzata dal CAI nazionale l’estate scorsa. Sono andati in Nepal e lei mi ha raccontato che lì, niente era sotto il loro controllo. Sappiamo tutti che dopo gli ottomila metri la padronanza su quello che può accadere si riduce moltissimo. Detto però da una ragazza che era appena stata lì, devo ammettere che questa affermazione ha dato anche a me una sorta di ridimensionamento. Penso che non ci sia paragone con una figura immensamente più grande dell’uomo. Però questo è uno dei vantaggi che noi abbiamo perché nel confronto con essa possiamo riguardare alla nostra dimensione con uno sguardo nuovo.

Voi avete portato in scena insieme numerosi spettacoli in cui la montagna era protagonista. Da cosa nasce questa passione?

Jacopo Bicocchi: Dal riconoscere in un elemento della natura un luogo familiare che può contenere degli sguardi e nel quale ci si può identificare. La montagna è sempre un contenitore di qualcosa con cui ci si misura. Come nello spettacolo di Fausto, dove lui ha sfruttato la montagna per cercare di dire qualcosa di sé, anche noi utilizziamo gli spettacoli ambientati sui monti per scoprire, analizzare e capire la natura profonda dell’essere umano. E’ un elemento che spesso e volentieri mette l’uomo in situazioni difficili, dove deve prendere delle decisioni complicate. L’uomo spesso si rivela. Nella comprensione di quest’aspetto, il connubio tra noi e la montagna è stato immediato. Ci siamo riconosciuti in questo e abbiamo trovato un luogo fertile per questo tipo di ricerca. Abbiamo cominciato e così stiamo andando avanti.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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