Alessio Boni e Antonella Attili, “Iliade, Il gioco degli Dei”

Iliade canta di un mondo in cui l’etica del successo non lascia spazio alla giustizia e gli uomini non decidono nulla, ma sono agiti dagli dèi in una lunga e terribile guerra senza vincitori né vinti. La coscienza e la scelta non sono ancora cose che riguardano gli umani: la civiltà dovrà attendere l’età della Tragedia per conoscere la responsabilità personale e tutto il peso della libertà da quegli dèi che sono causa di tutto ma non hanno colpa di nulla.

Il capolavoro di Omero è in scena al Teatro Manzoni di Milano dal 25 marzo al 6 aprile. Il testo è stato riadattato da Francesco Niccolini. Ne sono protagonisti Alessio Boni nel ruolo di Zeus e Marcello Prayer che insieme a Roberto Aldorasi e Francesco Niccolini hanno firmato la drammaturgia. Antonella Attili ha la parte di Era. Nel cast troviamo poi Haroun Fall, Jun Ichikawa, Liliana Massari, Francesco Meoni ed Elena Nico.

La parola ai due protagonisti

“Perché l’Iliade fu la madre di tutte le guerre?”

Antonella Attili: “Secondo me perché è la prima di cui abbiamo un ricordo scolastico ancora vivo…”

Alessio Boni: “E’ il caposaldo dello studio della cultura dell’Occidente, perché erano dei “favoloni” tramandati, quindi diventa un classico intoccabile. Si tratta però davvero di favole raccontate a voce per i bambini per mandarli a dormire, con un po’ di fantasy dentro.. Poi, 800 anni prima di Cristo, è arrivato un genio che le ha messe su pergamena ed è stato una specie di stampo che ci rappresentava tra Europa, Grecia e Peloponneso. Ancora adesso è rimasta la guerra delle guerre. Da lì parte tutto un riassunto su chi siamo, come siamo, le razzie, la schiavitù, il senso della pace, dell’amicizia e l’etica della guerra.”

“Avere facoltà di coscienza e scelta era dunque per gli uomini sinonimo di arroganza, la cosiddetta ubris che scatena l’ira degli Dei?”

Alessio Boni: “Omero farà scattare quest’aspetto nell’Odissea. Nell’Iliade questi eroi erano ancora governati dagli Dei, eccettuate poche decisioni di Patroclo e di Achille. Altrimenti erano tutti diretti dalle divinità. C’era un destino su questi eroi che loro conoscevano già. Nulla cominciava senza un vaticinio, come nel caso delle 50.000 navi che non partivano per il vento e Agamennone che squarta con un inganno Ifigenia, la prima figlia prediletta, e la sacrifica per partire in guerra.”

Antonella Attili: “A proposito della ubris, l’arroganza, gli Dei sono impuniti, non hanno conseguenze.”

Alessio Boni: “Sono la causa di tutto e non hanno colpa di nulla.”

Antonella Attili: “Sono anche un po’ annoiati dalla loro immortalità, però sanno che non verranno puniti. Quando non si hanno conseguenze delle proprie azioni, in realtà si gioca una partita senza avversari.”

Alessio Boni: “Non c’è rischio. Loro a volte invidiano la mortalità dei mortali che vivono la loro giornata come se fosse l’ultima. I guerrieri non sapevano se il giorno dopo avrebbero vissuto o meno. La noia letargica degli Dei, che gli uomini non hanno, li porta a essere un po’ “spiaggiati.”

“Quanto può diventare autodistruttivo l’uomo per il timore degli Dei?“

Antonella Attili: “Perché autodistruttivo? Anzi! C’era una gara a essere il favorito. C’è il mito del guerriero di cui abbiamo sentito parlare tantissimo. Io penso che siamo ancora legati a questi argomenti perché fanno parte del mito che è affascinantissimo!

Alessio Boni: “E torna sempre.”

Antonella Attili: “Anche chi non ha letto l’Iliade ha il mito di Ettore, di Achille, della restituzione del corpo, del pianto di Priamo, del rapimento di Elena. Sono cose che uno ricorda. Puoi anche non averlo letto ma fa parte del tuo tessuto culturale.”

“In questo momento è ancora più importante uno spettacolo come questo, considerando quello che sta accadendo in Ucraina e in Medio Oriente? Ricordo che c’è stato un raid israeliano a Gaza che ha fatto centinaia di vittime e che Putin ha detto no al cessate il fuoco in Ucraina.“

Antonella Attili: “In Italia stiamo parlando di riarmo, quindi se vogliamo è ancora più folle e ridicolo. E’ spaventoso quello che viviamo in questo momento. Il teatro serve a suscitare riflessioni, a creare allusione. In questo senso noi abbiamo un compito come artisti.”

Alessio Boni: “E’ stata proprio una coincidenza. Non avremmo mai pensato che sarebbe successo quello che è successo. E’ stato imbarazzante, sentivamo proprio un’energia negativa, una sorta di decadentismo occidentale. Dopo il lockdown, siamo stati fermi due anni, poi abbiamo ripreso e non avremmo mai e poi mai immaginato che si sarebbe scatenata una guerra tra Israele e Palestina, tra Russia e Ucraina. Non è il classico che è attuale: siamo noi che siamo tornati indietro, perché quest’insolenza del potere continua ad esistere.”

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Manola Sansalone
  • Foto di Filippo Manzini
  • Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online, vedere le nostre video e ascoltare i nostri podcast