- Clicca QUI per ascoltare il podcast dell’intervista integrale
Un giorno Vitangelo Moscarda, guardandosi allo specchio, si accorge di essere diverso da come gli altri lo percepiscono. Indagando a fondo il rapporto che si stabilisce da quel momento fra lui e coloro che gli vivono intorno, Moscarda arriva alla conclusione che quello che siamo è il risultato di ciò che gli altri vedono, ma quello che gli altri vedono non è esattamente la nostra percezione.
Uno nessuno e centomila di Luigi Pirandello è in scena al Teatro Litta di Milano fino al 22 novembre. Lo spettacolo, diretto da Lorenzo Loris, vede protagonisti Gaetano Callegaro, Stella Piccioni e Mario Sala.
A tu per tu con Gaetano Callegaro
Perché la figura del protagonista Vitangelo Moscarda è divisa in tre parti?
L’adattamento fatto da Renato Gabrielli ha avuto l’idea di mettere tre parti del Moscarda in scena, dove c’è il Moscarda 1, che poi sarebbe il vero Moscarda, con gli altri due che però giocano a specchio con lui. Per cui si cerca di portare in scena la filosofia di Pirandello, quella di far vedere al pubblico che fisicamente esistono situazioni e personaggi diversi all’interno di noi.
Noi ci vediamo in un modo ma gli altri ci vedono ovviamente in modo diverso. Questo Moscarda scopre che dentro di lui ci sono altri personaggi che gli altri vedono: sua moglie e il suo amico che lavora per lui nella banca di suo padre. E’ molto contemporaneo, anche perché è un romanzo che Pirandello ha scritto nell’arco di tantissimi anni. Il romanzo è la sua teoria filosofica che poi lui ha portato in tutte le altre pièce teatrali. E’ la maschera, che fa pensare di essere in un modo, ma gli altri ci vedono in un altro. E’ molto contemporaneo, perché ricorda quello che i ragazzi vivono adesso.
Che tipo di percorso fa Vitangelo Moscarda?
Moscarda all’inizio si accorge di avere dei difetti che lui non ha mai visto e che non sapeva di avere. Glieli fa notare sua moglie. Da questi difetti comincia a chiedersi perché gli altri lo vedono in un certo modo mentre lui sa di non essere così. Prende sempre più coscienza del fatto che lui ha vissuto la vita svagandosi. Lui era un figlio di papà perché suo padre era un banchiere. Era proprio il classico viveur, che si divertiva. Però in quel momento, quando lui effettivamente capisce di avere dei difetti che non pensava di avere, allora indaga e comprende che ci sono altre situazioni all’interno.
Sua moglie lo vede in un modo non soltanto fisico ma anche nel rapporto di coppia e lo vede in un modo molto diverso da quello che è. Scopre che al suo interno c’è un altro Moscarda, che sua moglie preferisce e che però non è lui. Quindi comincia a indagare sempre di più finché a un certo punto esplode, perché vuole che la sua identità venga riconosciuta. Lui dice una battuta molto bella, quella di non avere più coscienza di essere, di non ricordarsi più neppure del proprio nome. Diventa un’energia, un’entità che è nella natura, quindi perde tutte le caratteristiche fisiche e mentali dell’umano. Ha il desiderio di non essere ma allo stesso modo di essere.
Perché questo spettacolo si rivolge ai giovani che sono alla ricerca di una propria identità?
Proprio perché il testo secondo me è molto contemporaneo, per un motivo: perché i giovani molto spesso hanno difficoltà di sapere come gli altri ci vedono. I ragazzi adesso, usando i social, non avendo un rapporto diretto e conoscendosi attraverso dei profili, rischiano di mostrarsi come vogliono che gli altri li vedano ma non sono esattamente così. Quindi secondo me può essere sicuramente adatto ai ragazzi.
Come rivivono i personaggi della storia raccontata da Pirandello?
L’idea di Moscarda 1 è quella di perdersi nella natura. Gli altri due non sono altro che delle sue proiezioni. Quindi sono personaggi veri da un punto di vista della scrittura, ma da un punto di vista teatrale sono in scena in carne e ossa e fanno il loro lavoro, che è quello di fare le varie parti. Quindi fanno la moglie, l’amico, parte di Moscarda. La moglie lo chiama Gegé e quindi vive in un certo modo, mentre il suo altro amico lo vede come Vitangelo e lui lo vive come Vitangelo. Quindi, essendo delle proiezioni, è ovvio che i due personaggi lo vivono in questo modo. Sono però funzionali al lavoro e al percorso di Moscarda 1, quello che va alla ricerca della propria identità.
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia Alessandra Paoli
- Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online e vedere le nostre interviste video