Ascanio Celestini, “Rumba L’asino e il bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato”

Francesco si chiama Giovanni. Nasce da una madre francese quando il padre sta in Francia a vendere stoffe pregiate. Così lo chiamano “francesco”, insomma un figlio francese che si legge tanti libri della letteratura cavalleresca. Diventa cavaliere o vorrebbe diventarlo, va in guerra, ma finisce in galera. Quando esce dal carcere, deve ricostruire le case dei nobili che il popolo ha cacciato da Assisi e impara a fare il muratore. Così diventa il santo che impara a ricostruire la Chiesa di Dio in terra.

Rumba L’asino e il bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 24 al 28 gennaio. Lo spettacolo è scritto e diretto da Ascanio Celestini, che ne è anche l’unico protagonista.

Quattro domande ad Ascanio Celestini

Il suo è un Francesco un po’ particolare, giusto?

Nello spettacolo che porto in scena, racconto la storia di Francesco e la sua vita. Racconto molte altre cose. In realtà chi parla della storia di Francesco parla soprattutto di quello che succede intorno a lui e quindi della periferia nella quale vive e delle persone che conosce. Quando il personaggio racconta la vita di Francesco, racconta quello che ha vissuto lui. E’ molto fedele ai fatti.

Perché finisce in galera?

Perché combatte una battaglia e viene sconfitto. La borghesia, i mercanti e i ricchi non aristocratici di Assisi cacciano la nobiltà che prima si rifugia a Perugia, poi torna verso Assisi. Combattono una battaglia nel 1202 a Collestrada e Francesco viene fatto prigioniero. Per questo motivo finisce in carcere.

Perché Francesco ci affascina ancora dopo otto secoli?

Per prima cosa perché non è passato poi così tanto tempo. Per certi versi noi viviamo in maniera diversa ma non così tanto, continuiamo a fare più o meno le stesse cose, utilizzando spesso strumenti nuovi per fare le medesime cose che facevamo nel passato. Nel tredicesimo secolo non c’erano i fast food, ma questo non significa che le persone non mangiassero. Per cui non è passato poi così tanto tempo.

Quella società somigliava molto alla nostra rispetto a come vivevano gli Etruschi, i Greci o gli Egiziani. C’erano gli avvocati, le banche, le scuole, i mezzi di trasporto. C’era una classe sociale, la borghesia, che c’è ancora, che puntava a governare e che fondava il proprio potere sul denaro. Francesco poteva essere tranquillamente, non dico il figlio di Elon Musk, ma un uomo molto ricco. Lui fa una scelta molto moderna e radicale per la quale decide da quale parte stare. Sceglie di stare dalla parte degli ultimi o da quella delle classi subalterne. E’ una figura quasi marxista.

C’è una figura che sia paragonabile a lui?

La grandezza di Francesco è legata anche a tutto quello che è stato detto dopo e anche a tutto ciò che si è inventato. Quando era ancora vivo, ma soprattutto dopo la morte, il personaggio di Francesco è stato mostrato come perfetto e inimitabile. Per cui questo è stato un po’ un “tana libera tutti”, nel senso che se era inimitabile, non valeva la pena imitarlo. Invece lui si poneva in una maniera completamente diversa. Lui non parla di non violenza, non utilizza il termine, ma si riferisce precisamente a quello, allo smontare qualsiasi tipo di conflitto.

C’è una storia nella quale si racconta che i frati non avevano neanche il coltello per il pane. Non era vero, ma era per dire che non possedevano nessun tipo di arma. Non posseggono nulla, sono contro la proprietà, perché la proprietà implica la difesa dell’oggetto che ci appartiene e quindi, per difenderlo, inevitabilmente si entra in conflitto. Quindi questa scelta di totale non violenza non è solo valida ma è ancora largamente inapplicata nella nostra società. Oggi tutti difendono tutto, la proprietà privata è oggetto di culto e di venerazione, non viene più neanche messa in discussione dalla maggior parte delle persone. Anche senza credere in Dio o in un’entità superiore, non si smonta nulla del dispositivo che Francesco costruisce.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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