Marcello Chiarenza, “Alzati è lunedì”

Il signor Adamo, il sognatore, accompagna lo spettatore nell’esperienza della Creazione aiutato dal suo amico Sogno. Un tentativo di ricostruire la bellezza che è il creato dentro la propria casa. Uno spazio conosciuto… e allora la casa si allaga e rimane al buio…

Alzati è lunedì è in scena al Pacta Salone di Milano dal 19 al 21 gennaio. Scritto da Padre Marco Finco che ne è anche protagonista con Pietro Grava, lo spettacolo è diretto da Marcello Chiarenza.

Quattro domande a Marcello Chiarenza

Che cosa significa, metaforicamente parlando, in questo spettacolo l’esperienza della Creazione?

Questo spettacolo nasce circa trent’anni fa da letture di storici delle religioni e da capitoli dedicati alla casa e al cosmo. Per cui queste letture mi hanno suggestionato al punto che ho cominciato a pensare a uno spettacolo in cui la creazione del mondo avvenisse attraverso oggetti della casa.

In che modo si tenta di ricostruire la bellezza?

Io continuerei sul discorso della casa e del cosmo che include la bellezza. Se pensiamo alla casa che ha delle radici che possono essere la cantina, poi ha dei piani sovrapposti che vanno su verso il solaio, la immaginiamo come la ricostruzione del mondo a partire dal buio verso la luce. Pensiamo alle colonne, ai pilastri che sono alberi, alle scale che salgono come alberi, alle finestre che non sono solo occhi ma sono anche il luogo da cui entra il cielo e alle tende che diventano le nuvole per smorzare la luce forte del sole. Se pensiamo “E luce fu”, in casa basta un gesto, un dito che schiaccia un tasto e si dà la luce, oppure abbiamo l’acqua che scroscia dai rubinetti e dalle docce. La casa è veramente la ricostruzione dell’universo.

In che modo la casa diventa il cosmo?

Lo spettacolo inizia nel buio, dove un personaggio cerca di entrare in una casa, ma la scala che immette in casa è a dondolo. Questo personaggio non riesce a entrare e allora farà il giro per entrare dalla finestra. Entrando dalla finestra, si troverà in una situazione di buio. In questo buio trova l’abitante della casa, che non casualmente si chiama Adamo e che è alle prese con l’acqua. Ci deve essere una perdita e sono al buio, devono proprio essere agli albori quando le acque ricoprivano l’abisso. Lo spettacolo prende via via piede. Per cui dalla prima fase delle acque scure e della creazione arriviamo alla scoperta della luce, perché non trovano né l’interruttore né il lampadario.

Poi finalmente abbiamo la luce. Quando arriva, si comincia a vedere. I due personaggi iniziano a conoscersi. Adamo è l’abitante della casa, l’ospite è il sogno che verrà chiamato Angelo e piano piano ripercorreranno in chiave di commedia molto divertente tutte le fasi della creazione fino ad arrivare al Paradiso terrestre e sul tavolo si vorrebbe imbandire una cena in questa specie di pizzeria che verrà chiamata Pizzeria Eden. Naturalmente in casa ci sono il telefono, la televisione, la radio, per cui si sentirà Eva che canta attraverso la radio, il diavolo che appare dalla televisione, il telefono che squilla perché chiamano dall’alto e dicono di non mangiare quella mela.

Quanto è grande la dimensione onirica di questo spettacolo?

Lo spettacolo è ludico, è di clownerie, quindi è uno spettacolo di godimento, però è molto preciso rispetto a quello che deve dire, cioè al rapporto fra casa e cosmo. L’uomo abita la casa come se abitasse il cosmo.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Colombo
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