“Ci prendesse un colpo”, parlano i protagonisti

Stella, Walter, Gianni e Bogdan sono quattro sognatori con aspirazioni infrante a causa di circostanze avverse e mancanza di fondi. Incrociando i loro cammini quotidianamente sulla metro, un improvviso sciopero li porta a conoscersi e scoprire un comune desiderio di riscatto. Nonostante la mancanza di risorse finanziarie, l’idea di compiere una rapina per finanziare i loro sogni prende forma durante le loro serate al bar di Gianni.

Ci prendesse un colpo – La svolta della vita è in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 26 gennaio. Lo spettacolo è stato scritto da Simone Giacinti, Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi, che ne sono anche protagonisti con Valeria Monetti. La regia è di Andrea Palotto.

A tu per tu con Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi, Valeria Monetti e Simone Giacinti

Documentandomi sullo spettacolo, mi è parso di capire che non ci troviamo di fronte a quattro ladri di opere d’arte professionisti, ma mi sembrano piuttosto improvvisati. E’ così?

Alessandro Tirocchi: Proprio così. Quattro cialtroni, dal punto di vista criminale. Quattro persone che scoprono di avere una serie di caratteristiche in comune nella loro vita: un fatto che li ha costretti a rivedere la vita al ribasso. In questa sliding door la loro esistenza ha preso una piega che secondo loro non li ripaga di quello che doveva essere il loro progetto di vita. Quindi, dopo tutto questo, capiscono di essere accomunati da una voglia di rivalsa e a volte il fatto di accusare la vita di essere stata così cattiva fa trovare loro delle soluzioni un po’ improvvisate, come l’idea che ha Walter di trafugare un’opera d’arte. Decideranno così di mettere su una banda molto improbabile.

Maurizio Paniconi: C’è una frase fondamentale che dice il mio personaggio: “noi non ci siamo incontrati ma ci siamo riconosciuti”. Si riconoscono in un destino comune. Secondo loro, la vita gli deve un risarcimento che decidono di andarsi a prendere escogitando questo colpo un po’ problematico e improbabile.

Vi rendete conto che c’è un tale livello di malcontento in Italia che il vostro testo potrebbe essere molto più reale di quanto si pensi?

Alessandro Tirocchi: Assolutamente sì, anche perché loro, oltre alla delusione della vita che li ha portati a vivere delle esistenze che non volevano, pensano che l’unico modo per realizzare i propri sogni sia quello di avere un risarcimento materiale in soldi. L’argomento della mancanza di denaro sufficiente a realizzare i propri sogni è molto forte e presente. E’ per questo che cercano di prendersi quello che a loro avviso la vita gli ha tolto.

Simone Giacinti: Lo spettacolo inizia proprio con il mio personaggio che accende la radio e sente una notizia secondo cui il malcontento in Italia è molto forte. Poi fanno una domanda: voi siete contenti della vostra vita? Cambiereste la vostra esistenza?

Maurizio Paniconi: E da lì inizia tutto.

C’è uno sfondo di giallo nella vostra commedia, visto che si parla di un’azione illegale?

Alessandro Tirocchi: Beh sì…

Valeria Monetti: Diciamo che ci vogliamo provare e ci provano anche gli autori nella vita, a fare un giallo. Non lasciamo mai nulla di molto nascosto. E’ sempre tutto molto dichiarato, come sempre c’è l’effetto sorpresa. Quello che dobbiamo affrontare è il giallo come modalità narrativa. Ci fanno notare molto come sono stati bravi gli autori nel gestire un intrattenimento piacevole con dei contenuti importanti perché noi raccontiamo anche delle storie di quattro personalità completamente diverse inserite nel sistema sociale.

Alessandro Tirocchi: Forse non è un giallo ma un thriller a tinte allegre, perché lo spettacolo inizia con un momento abbastanza spiazzante e forte per chi guarda: c’è una scena in cui il pubblico si chiede che succede. Poi prende immediatamente una piega divertente, però uno dei personaggi è davvero molto esasperato della vita che sta facendo e non vede via d’uscita.

Maurizio Paniconi: Lo è per la reiterazione dei soliti movimenti e delle solite azioni giornaliere.

Alessandro Tirocchi: Tant’è che la commedia è ambientata in un bar ipotetico di una città. Per convenzione è Roma, ma potrebbe essere anche a Milano. Un qualsiasi bar al capolinea di una metropolitana in periferia, che notoriamente è un mezzo di trasporto di persone normali, che lavorano tutti i giorni, che probabilmente svolgono dei lavori che potrebbero anche non appassionarli e che fanno per mantenersi. Non è più una scelta legata a una passione, a un sogno o a un’aspirazione, ma è una decisione che è un ripiego rispetto a quello che loro sognavano.

Maurizio Paniconi: Non a caso hanno quattro estrazioni sociali completamente diverse come può succedere in qualsiasi bar dove si incontra il professionista con la cravatta come il mendicante.

A parte il desiderio di rivalsa di cui parlava Alessandro, c’è qualcos’altro che accomuna questi quattro personaggi?

Alessandro Tirocchi: Sì. Sicuramente l’incapacità di reazione alla vita e la sindrome di Calimero, per cui la colpa è sempre di qualcun altro, della società che non funziona come dovrebbe, di quello che mi è successo e del destino. In realtà noi durante lo spettacolo diciamo che la vita è il modo di reagire a tutto quello che ci accade. Loro hanno subìto la loro vita e si trovano a recriminarla. Questo, invece di porli davanti a uno specchio e quindi a una riflessione e a un’autoanalisi che li faccia interrogare su dove hanno sbagliato, li travolge.

Maurizio Paniconi: C’è un po’ di autocommiserazione.

Alessandro Tirocchi: Invece capiranno che non è proprio così. Può succedere la cosa peggiore che si possa immaginare ma poi c’è il momento della reazione.

Maurizio Paniconi: Poi però si ride!

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Lia Chirici
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