Alessandro Ciacci, “Fantasista!”

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Fantasista! è il nuovo one man show tutto da ridere di Alessandro Ciacci, “surreale ed eccentrico prestigiatore della lingua italiana”, vincitore nel 2022 del Premio Alberto Sordi. Dopo essersi affermato nel panorama della nuova comicità come uno degli artisti più originali e talentuosi, il comico riminese torna sul palco con uno spettacolo inedito e caleidoscopico, un fiume in piena di monologhi e sketch.

Fantasista! è in scena in prima nazionale al Teatro della Cooperativa di Milano dal 14 al 17 novembre.

Quattro domande ad Alessandro Ciacci

Chi è il Fantasista?

Questa è una bellissima domanda! Il fantasista sono io, ma è soprattutto un ruolo che ho ripreso dalle vecchie compagnie di teatro, un ruolo che non era il primattore e neanche il caratterista. Era una parte specifica in cui erano concentrate tante abilità. E’ la scrittura prevalentemente comica, ma anche l’interpretazione di materiale comico e propri pezzi di virtuosismo tecnico sul palcoscenico.

Onestamente, quando io ho scoperto l’esistenza di questa figura, ho pensato che era esattamente quello che volevo fare io. Quindi, avendo trovato anche una sorta di etichetta di termini addosso, ho detto che era arrivato il momento di fare un po’ il grande salto, quindi di passare un po’ da una concezione canonica di monologhista comico a una forma di spettacolo che prevede solo me sul palco, che però vada a fondere tanti stili differenti e il Fantasista è esattamente questa etichetta che molto volentieri mi sono messo addosso.

Quali sono i tuoi intenti scenici?

Io direi che il primo è divertire. Poi è chiaro che questa cosa è fatta alla mia maniera, quindi vado ad attingere un po’ all’Alto e Basso che si fondono contemporaneamente. C’è una sorta di richiamo al mondo della cultura, quindi con i rovesciamenti comici del caso. Però io posso trovare diletto nello scrivere e nell’andare a sporcarmi le mani con certe suggestioni, ma competono il me autore. Direi che il mio obiettivo è divertire gli spettatori.

Perché questo è uno spettacolo impossibile da classificare?

Proprio perché non è un monologo ma non è neanche uno spettacolo di varietà inteso alla vecchia maniera, perché c’erano delle compagnie vere e proprie. Qui sono da solo sul palco. Eppure lo spettatore ascolterà dei monologhi e dei numeri di varietà. C’è l’utilizzo di voci registrate, di sketch che prevedono registrazioni e utilizzo di oggetti. Quindi che cos’è? E’ uno spettacolo comico che prevede una persona sola sul palco che fa dei monologhi ma anche degli sketch. Non ho trovato di preciso una definizione, per cui in attesa di trovarla, se esiste, direi di etichettarlo come impossibile da classificare.

Cosa significa che questo show si snoda tra Alto e Basso?

Fondamentalmente tende a una visione orizzontale delle cose, cioè quando va a pescare nella cultura alta, lo fa sovvertendola, quindi trattandola come qualcosa di basso e pop. Viceversa tende ad innalzare il Basso come se fossero chicchi di grande erudizione. E’ qualcosa che a me viene particolarmente congeniale e vizia molto. E’ un ambiente in cui si sono mossi tantissimo anche altri artisti che sono miei punti di riferimento. I primi a cui penso sono Arbasino e Paolo Poli.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
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