Ciao Ornella! La musica è finita

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Libera, colta, ironica e intelligente. Ornella Vanoni è stata così fino alla fine, arrivata per lei nella tarda serata di venerdì 21 novembre e dovuta a un arresto cardiocircolatorio avvenuto nella sua casa di Milano vicino al quartiere di Brera. E proprio a Milano, Ornella Vanoni era nata il 22 settembre 1934, figlia di un industriale farmaceutico della buona borghesia meneghina. Studi dalle Orsoline e in vari collegi di Francia, Svizzera e Inghilterra, da ragazza, Ornella Vanoni sognava di fare l’estetista.

“Che bella voce che hai, perché non fai l’attrice?” le chiese un’amica di sua madre. Ornella si iscrive così all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano. Al provino balbetta e si emoziona. “Attenzione, qui c’è qualcosa” dice l’attrice Sarah Ferrati, che fa parte della commissione esaminatrice. E l’esame ha esito positivo. A farle da guida Giorgio Strehler. Che la guarda. Non solo artisticamente. Tra allieva e maestro nasce una grande storia d’amore, finita, spiegava Ornella, per gli eccessi e le dipendenze dalle droghe di lui. Inoltre, la relazione non era vista di buon occhio dalla famiglia della cantante. “Strehler era di sinistra e sposato e io ero giovanissima. Per i miei era il diavolo in persona”, diceva Ornella.

Nel 1956 debutta come attrice in Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. La carriera di cantante inizia per lei il 13 aprile 1957. Ornella deve ancora compiere 23 anni quando debutta con il dramma I giacobini, di Federico Zardi, dove si esibisce in alcuni ballate legate alla Rivoluzione francese. In seguito Strehler le cuce addosso un repertorio di canzoni: Ma mì, storia di resistenza di un malavitoso che non svela i nomi dei suoi complici per non tradirli, scritta da Strehler con Fiorenzo Carpi, che assieme a Dario Fo è l’autore di altri due famosi brani interpretati da Ornella: Senti come la vosa la sirena e Hanno ammazzato il Mario.

Grazie a questa e ad altre canzoni del filone popolare, nasce “la cantante della mala”, etichetta che le rimarrà addosso fino a quando non deciderà di dedicarsi a un repertorio più sofisticato nato da collaborazioni sempre di grande qualità.

“Ornella, tu hai talento ma non hai i nervi per reggere questo mestiere”, le diceva Giorgio Strehler. “Aveva ragione”, affermava la cantante che diceva di non aver dormito per tre mesi in occasione del suo debutto e di aver sperato che arrivassero le cavallette o le sette piaghe d’Egitto. Raccontava inoltre che un giorno, davanti al Piccolo Teatro, c’era un comizio del suo omonimo, il ministro Ezio Vanoni: lei sperava che la gente si confondesse sbagliandosi e che andasse a sentire lui.

Nel 1960, alla casa discografica Ricordi, Ornella incontra Gino Paoli e lì nasce un equivoco, tanto assurdo quanto divertente. Le dicono che il cantante genovese è gay. A Paoli raccontano che lei canta le canzoni della mala, è lesbica e porta rogna. Ornella gli chiede di scriverle una canzone, Paoli mette le mani sul piano e nasce quel capolavoro che è Senza fine. Poi, in un caffè, quello “con i camerieri maleducati” della canzone, lei gli chiede: “Tu sei gay?” “Io no. E tu?” replica lui. “Nemmeno io.”, risponde lei. Nasce così una storia d’amore tanto appassionata quanto tormentata.

Ma la famiglia e il mondo altoborghese in cui Ornella è nata le fanno pressione: decide così di sposare Lucio Ardenzi, un impresario teatrale di dodici anni più grande di lei. il matrimonio viene celebrato il 6 giugno 1960 a Pavia. Paoli impazzisce di gelosia e minaccia di andare a cantare Senza fine durante la cerimonia nuziale. “Ero ancora innamorata di Gino. Il giorno delle nozze non mi sarei dovuta presentare, avrei dovuto dire la verità, sarebbe stato più leale, ma abbiamo avuto un figlio che amo, Cristiano, e questo giustifica ampiamente la nostra storia”. E in effetti quando nasce Cristiano, nel novembre 1962, la coppia si è già separata. Ardenzi era pieno di debiti e Ornella lavorava come una matta per aiutarlo economicamente. Lui diceva che più che la coppia Lucio-Ornella, ad eccitarlo era la ditta Ardenzi-Vanoni.

Dotata di una voce sensuale, estremamente riconoscibile e molto versatile, Ornella Vanoni ha spaziato negli anni nei generi musicali più diversi: dal pop al jazz, dalla bossa nova alla musica d’autore. Per lei hanno scritto i più grandi autori della musica italiana: Franco Califano, La musica è finita; Bruno Lauzi, L’appuntamento; Cristiano Malgioglio, Amico mio amore mio, fino a Un sorriso dentro al pianto nato dalla più recente collaborazione con Francesco Gabbani. Nel corso degli anni, la cantante ha partecipato a otto Festival di Sanremo, l’ultimo nel 2018 con Imparare ad amarsi, presentato insieme agli autori Bungaro e Pacifico. Nel 1968 arriva seconda alla kermesse ligure con il brano Casa bianca, scritto da Don Backy.

Durante la sua carriera, durata ben 72 anni, la più longeva della storia della musica italiana, Ornella Vanoni ha venduto circa 60 milioni di dischi e vinto due premi Tenco. Ha duettato con tanti colleghi: Mario Lavezzi, uno dei suoi autori più fidati, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni, Carmen Consoli, Giusi Ferreri, Jovanotti, persino – dimostrando grande autoironia- con la sua rivale di sempre, Mina, nel brano Amiche mai. “Non eravamo amiche ma ottime conoscenti, anche se la gente ci voleva nemiche. Per anni ho sofferto del complesso di esserle seconda. Una volta, da piccolo, mio figlio Cristiano mi chiese delle caramelle. Io non le avevo e lui mi disse che Mina le dava sempre a lui e a suo figlio Massimiliano quando giocavano insieme. Le ero seconda anche come madre.”

I suoi successi non si contano. Titoli indimenticabili come L’appuntamento, Domani è un altro giorno, Una ragione di più, Musica musica, Vai Valentina. Non bisogna dimenticare poi il grande amore che Ornella aveva per il Brasile. Da qui nasce la collaborazione con Toquinho e Vinicius De Moraes in brani senza tempo come La voglia la pazzia, Tristezza e Samba della Rosa. “Che festa sarebbe se non ci fosse il Brasile? Questa è una festa e io vi canto le canzoni brasiliane” aveva detto Ornella durante un suo concerto.

Nella sua carriera trova spazio anche il teatro: nel 1962 recita da protagonista ne L’idiota di Marcel Achard. Rugantino nel 1964 la vede debuttare a Broadway, e poi Lettere a una figlia, nel 1994 diretta da Giorgio Albertazzi. Non si risparmia neanche al cinema: tra i titoli che la vedono davanti alla macchina da presa ricordiamo Romolo e Remo di Sergio Corbucci, nel 1961; I viaggiatori della sera, nel 1979 che interpreta al fianco di Ugo Tognazzi (qui anche regista), e Corinne Clery. In tempi più recenti, nel 2015 e nel 2021, è impegnata in due film di Alessandro Genovesi, Ma che bella sorpresa, accanto a Claudio Bisio e Renato Pozzetto, e 7 donne e un mistero, con Margherita Buy e Sabrina Impacciatore.

Ornella amava sperimentare e collaborare anche con i giovani. Il suo ultimo disco la vede duettare con Mahmood, Elodie e Ditonellapiaga. Andando più indietro negli anni, solo un’artista dotata della sua ironia poteva interpretare una canzone come Toyboy accanto a Colapesce e Di Martino.

Amica intima e musa di Gianni Versace, tanto che lo stilista avrebbe voluto che gli facesse da testimone di nozze, Ornella Vanoni era una personalità glamour ma non fu mai schiava della moda.

L’11 giugno 2025 l’Università Statale di Milano le conferisce la laurea ad honorem in musica, cultura, media e performance. “Se i miei genitori potessero vedermi impazzirebbero di gioia, sono sempre stata una cialtrona a scuola ed ero una ignorante”, dice durante la cerimonia tra le risate dei presenti.

Alla notizia della sua scomparsa, i social sono stati letteralmente invasi da una valanga di messaggi di addio. “Ornella non può averci lasciato lei voleva vivere. Una donna affascinante, intelligente e colta, autoironica, un’artista immensa… senza fine. Quanto ci mancherai amica mia”, il messaggio di Loredana Berté, seguito da quello di Patty Pravo: “Ornellik. Grande artista, grande amica. Ti vorrò per sempre bene… mi mancherai. La tua Nicopat”. “Ciao mitica Ornella, grazie per questa interpretazione, per la voce, per l’ironia costante. Viva Ornella Vanoni”, così Vasco Rossi ha celebrato l’artista pubblicando una foto della cantante sul palco accompagnata dalle note della versione della sua canzone Ogni Volta reinterpretata proprio dalla Vanoni. “Addio regina”, scrive Enrico Mentana, direttore del Tg La7. “Noi grandi di età la conoscemmo così, con le canzoni della mala milanese rielaborate da Giorgio Strehler. E fu subito mitica”, chiosa il giornalista.

Francesco Gabbani cita la sua Un sorriso dentro al pianto, scritta proprio per Ornella. ‘Se l’universo scomparisse in un istante e non ci fosse più, tu sicuramente resterai per sempre'”. “Perdo l’amica più vitale, curiosa, irriverente, ironica, profonda e irriverente che abbia mai avuto ma se ‘di là’ c’è un altro mondo, ora Ornella è già insieme a Lucio. L’unica consolazione è questa”. Così Samuele Bersani affida al web il suo ricordo di Ornella Vanoni. “E non c′è niente di più triste, in giornate come queste, che ricordare la felicità. Ciao Ornella”, Paolo Fresu, che suonerà dal vivo al funerale, fa sue alcune parole della canzone di Ornella Vanoni Domani è un altro giorno. 

“Cerco le parole ma non le trovo, mi sembrano tutte banali e lei ha sempre odiato le banalità. Ora sento solo un grande, profondo dispiacere. Ci mancherai”, Così Fiorella Mannoia su Facebook. “Ornella, lasci un vuoto enorme. Ciao Regina. Mancherai sempre”. E poi Mahmood: “‘Ma io e te dove ci siamo conosciuti?’ E’ sempre stata l’unica domanda che mi facevi a cui non si riusciva a dare una risposta. Grazie per l’affetto, le cene, gli insegnamenti, e tutto il tempo che in questi anni mi hai regalato, resterai sempre nei miei ricordi, nel mio cuore e nei miei occhi. Ciao Ornella”. E ancora Laura Pausini: “Ognuno ha i suoi cantanti preferiti.. la mia era Lei. Riposa in pace, meravigliosa Ornella, la tua voce, la tua personalità, la tua luce, non ci lasceranno mai. Unica”.

Tutto finisce dov’era cominciato: la camera ardente di Ornella Vanoni sarà allestita al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello a Milano, dove Ornella Vanoni era nata artisticamente, domenica 23 novembre dalle 10 alle 14, e lunedì 24, giorno in cui a Milano è stato proclamato il lutto cittadino, dalle 10 alle 13. Poi, alle 14.45, i funerali nella basilica di San Marco, nella sua amata Brera, dove Ornella Vanoni aveva vissuto per più di trent’anni in un grande attico in Largo Treves con tre enormi finestre ad arco che dominavano il quartiere.

“Non ho paura di morire. Capirò quando sarò diventata inutile alla vita e la vita inutile a me” aveva detto in un’intervista. A Che tempo che fa, la trasmissione di Fabio Fazio che la vedeva come ospite fissa, nel 2023, aveva dichiarato, con la sua solita ironia: “La bara è un bel regalo ma deve costare poco perché devo essere bruciata. Poi buttatemi in mare, quello che vi pare… Mi piacerebbe Venezia, fate come volete. Il vestito ce l’ho, è di Dior.” Ma Ornella Vanoni se ne va senza morire. Diva fino all’ultimo. Senza tempo, senza confini, senza fine. La musica è finita, e per citare un altro dei suoi brani più belli, “E’ uno di quei giorni in cui ti prende la malinconia”.

Andrea Simone