Massimo Cirri, “(Tra parentesi)”

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Franco Basaglia era uno spirito rivoluzionario, visionario e innovatore per la cura e l’attenzione specifica che ha dedicato all’universo delle malattie mentali e per avere chiuso i manicomi nel 1978 grazie a una legge che porta il suo nome. A Basaglia si deve la riforma del sistema di cura per il disagio mentale e la svolta nel mondo dell’assistenza ai pazienti psichiatrici.

Per celebrare il centenario della nascita di questa figura storica e sociale così importante, il Teatro della Cooperativa di Milano propone fino al 13 marzo (Tra parentesi), scritto e interpretato da Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua per la regia di Erika Rossi.

La parola a Massimo Cirri

Che cosa rappresentò per l’Italia la riforma Basaglia?

Un progresso e grandi cambiamenti culturali, concreti e operativi del Novecento. Franco Basaglia fu il primo a vedere la vergogna e l’insopportabilità nei manicomi e a pensare che potesse esistere una società senza di essi. Provò ad eliminarli e ci riuscì.

Come nasce il titolo (Tra parentesi) dello spettacolo?

Quando nel 1961 Franco Basaglia arrivò nel manicomio di Gorizia, dopo aver visto quello che vide, siccome era anche un po’ filosofo, per ricostruire un minimo di umanità di quelle persone internate, disse di mettere per un po’ tra parentesi l’etichetta e la diagnosi che incasellavano una determinata persona come schizofrenica, cercando così di capirla come essere umano. Si trattò di un atto filosofico, scientifico e anche un po’ politico.

E’ più facile per il pubblico che va a teatro capire un argomento così delicato di quanto lo sia affidandosi alle istituzioni che spesso offrono alla società un linguaggio complicato fatto di “politichese”, “burocratese” e “giornalistese”?

Forse lo è in questo caso, perché io accompagno semplicemente Peppe Dell’Acqua, un giovane psichiatra che incontrò Franco Basaglia all’inizio degli anni Settanta e che in seguito ne prese il posto, dirigendo il Servizio di Salute mentale di Trieste. Noi abbiamo solo “imbottigliato” Peppe Dell’Acqua, un grande narratore naturale. Credo che sia più facile capire, perché noi umani siamo anche un po’ una conversazione.

Com’è la situazione attuale della salute mentale nel nostro Paese?

C’è una buona legge. Bisogna vincere le resistenze della politica ad applicarla e investire di più nella salute mentale come in quella pubblica, perché il Servizio Sanitario Nazionale è un pezzo di democrazia. Fornisce infatti a tutti noi un livello di uguaglianza davanti alla malattia. Ci sono ancora tante psichiatrie che invece tendono a ricominciare con le diagnosi e con la distanza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice però a tutti, data la validità della nostra legge, di fare come abbiamo fatto in Italia.

  • Si ringrazia Giulia Tatulli
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