Stefano Cordella, “Improvvisamente l’estate scorsa”

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Improvvisamente l’estate scorsa è uno dei testi più sorprendenti e personali di Tennessee Williams. Un dramma carico di simboli e visioni che si sviluppa come una sorta di thriller psicologico in un vortice claustrofobico di tensione e violenza. Nel 1943, Rose, sorella dell’autore, subì un intervento di lobotomia con il consenso della madre. Questa vicenda segna indelebilmente la vita del drammaturgo statunitense al punto da ispirare la scrittura di Improvvisamente l’estate scorsa, una delle opere più autobiografiche di Williams.

Lo spettacolo è in scena al Teatro Carcano di Milano fino all’11 maggio con la traduzione di Monica Capuani e la regia di Stefano Cordella. Ne sono protagonisti Elena Callegari, Ion Donà, Leda Kreider, Laura Marinoni ed Edoardo Ribatto.

Quattro domande a Stefano Cordella

In che modo il vissuto personale di Tennessee Williams ispirò questo testo?

Quello che è successo a sua sorella Rose ha inciso su tutta la sua scrittura e in modo evidente su quest’opera perché si parla di una ragazza che deve essere lobotomizzata. Ci sono tutti i sensi di colpa che Williams si è portato dietro per anni perché non è riuscito a fermare la scelta della madre. La sorella infatti sproloquiava in continuazione come dice anche nel testo Miss Violet, il personaggio interpretato da Laura Marinoni, e la madre a un certo punto ha deciso di porre fine a questi sproloqui, ma in realtà stava male.

La ricerca all’epoca non era arrivata al punto a cui fortunatamente è giunta oggi e ci sono stati quei casi terribili di lobotomia. Per Williams è stato tremendo: ha cercato di sfogare il senso di colpa in questo testo anche in modo catartico: c’è così tanta violenza che a un certo punto fa il giro perché sembra quasi una liberazione.

Questo spettacolo è stato rappresentato per la prima volta a Broadway nel 1958. Quanto erano tabù alla fine degli anni Cinquanta, almeno negli Stati Uniti, argomenti come la lobotomia e l’omosessualità di cui parla quest’opera?

Se pensiamo a film di quegli anni come Improvvisamente l’estate scorsa o La gatta sul tetto che scotta, c’era addirittura una censura molto forte. Sono capolavori, ma quando uno li vede c’è qualcosa che non torna, perché il tema principale, ovvero l’omosessualità del protagonista, viene sempre un po’ preso da un altro punto. La grandezza di Williams sta però nel trattare questi temi in modo spietato e nel non far sconti a nessuno. Quindi non c’è mai vittimismo e questo li ha resi grandiosi anche all’epoca perché sono riusciti a reggere la censura. Oggi per fortuna non c’è questo vincolo nelle messinscene, nelle drammaturgie e nei film.

La salute mentale è invece un tema che ai giorni nostri risuona ancora di più nel tempo perché se ne parla dal Covid in poi ed è diventato un argomento di grande contemporaneità. Devo dire che allora parlare di schizofrenia e di pratiche di lobotomia era una cosa veramente scioccante. Williams però, essendo un grande autore che viveva per la scrittura, è riuscito con grande raffinatezza anche a superare gli ostacoli della censura facendo arrivare tutto il portato del suo mondo interiore e della società che lo circondava.

Qual è il motore narrativo del testo?

La verità che deve essere svelata. Tutti però fanno il possibile per nasconderla. La morte di Sebastian, il poeta alter ego di Williams scomparso in condizioni strane “l’estate scorsa” come cita il titolo, è il motore narrativo. Quello più emotivo è il modo di rielaborazione di un dolore e del superamento di qualcosa di estremamente doloroso che ha segnato una vita. Io ho cercato di lavorare su entrambi i piani e di portare avanti con grande coerenza la narrazione, concentrandomi allo stesso tempo sul piano dell’inconscio, del sommerso e del rimosso che lentamente viene scoperchiato, scenicamente nel vero senso della parola, perché a un certo punto scoperchiamo l’elemento scenografico che per più di 40 minuti rimane nascosto. E’ come se da lì liberassimo tutti i drammi e i ricordi dei protagonisti, e di conseguenza quelli dell’autore.

Perché il conflitto tra apparenza e verità è centrale in questo testo?

Perché a quei tempi, e purtroppo anche oggi, lo status symbol e la considerazione da parte della società erano due grandi tematiche tipiche di Williams. Si parla sempre di famiglie che devono portare avanti un certo tipo di apparenza con cui spesso non coincide la realtà. Il tentativo di questo grande autore è quello di far uscire dei barlumi di verità e quindi di speranza, perché quando viene fuori la verità ci si augura un po’ che le cose possano cambiare. Williams lo fa con grande raffinatezza e con un uso delle parole studiate al millimetro. Abbiamo la fortuna di avere la nuova traduzione di Monica Capuani che rende ancora più vive e carnali le relazioni tra i personaggi. Quindi, nella visione finale di Catherine, la verità viene fuori in modo davvero scioccante.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Foto di Luca Del Pia
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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