Stefano Cordella, “Le notti bianche”

  • Clicca QUI per ascoltare il podcast

Un mondo a parte, dove per un uomo la realtà diventa inconciliabile con la fantasia, unico carburante possibile per andare avanti, e dove il sogno si trasforma in una dimensione di salvezza imprescindibile. Fino al 14 aprile, Stefano Cordella porta in scena alla Sala Cavallerizza del Teatro Litta di Milano Le notti bianche, uno dei pilastri portanti della letteratura russa. Nello spettacolo da lui ideato e diretto, i due protagonisti sono Alma Poli e Diego Finazzi.

Intervista a Stefano Cordella

Nel capolavoro giovanile di Dostoevskij, il protagonista non ha nemmeno un nome ma spicca anche sulla donna di cui si innamora e su altri due personaggi. Gli attori interpretano quindi diversi ruoli?

In realtà interpretano il sognatore e Nasten’ka. Poi però l’arrivo della persona che aspetta la protagonista sarà lavorato con la regia. Quindi si basa tutto sull’incontro intimo e delicato tra i due personaggi.

A livello tecnico che direttive hai dato gli attori?

Ho chiesto loro di lavorare sulla naturalezza, l’intimità e la delicatezza. La sala Cavallerizza è un posto magico: permette quindi di stare su questo registro, sul minimo e sul fatto di togliere un’impostazione che magari in altri teatri diventa imprescindibile. Questo ci ha permesso di concentrarci su una condivisione intima tra i due personaggi e gli spettatori, per entrare in questo sogno e in questo tempo sospeso, che è il cuore dell’opera Le notti bianche di Dostoevskij.

Il mondo immaginario che il protagonista si è creato è per lui una vera e propria “comfort zone”?

Sì. Lui sta bene lì perché ormai non si mette in gioco. Comincia a starci un po’ stretto, ma non ha altre soluzioni, perché ormai è abituato a stare solo nel sogno e comincia a pensare di non poter più vivere nient’altro. Quindi è in una fase di crisi. Non a caso arriva qualcuno: un incontro speciale che mette il sognatore in discussione, che manda in crisi i suoi pensieri, le sue considerazioni e le sue riflessioni sulla vita.

Tra Dostoevskij e Cechov tu sei un grande appassionato di letteratura russa. C’è un altro testo che non hai ancora diretto e che ti piacerebbe portare in scena?

“Le tre sorelle” di Cechov. Mi piacerebbe moltissimo. Ci sto pensando, perché io parto sempre dai testi russi, e faccio un lavoro di riscrittura e adattamento nel pieno rispetto del testo integrale. Ne sto quindi parlando con la mia collega drammaturga. Prossimamente forse andremo anche a conoscere “Le tre sorelle” di Cechov rilette, com’è successo adesso con Dostoevskij.

  • Si ringrazia Alessandra Paoli
  • Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online