Lella Costa, “El nost Milan”

Il terzo e ultimo capitolo del progetto di arte partecipata El nost Milan vuole essere un omaggio a Carlo Bertolazzi e alla sua opera, che debuttò proprio al Teatro Carcano nel 1893, fonte e ispirazione di questo viaggio triennale dentro il cuore di Milano. Se i precedenti capitoli, andati in scena con successo nel 2022 e 2023, hanno cercato di mappare la città per come si mostra oggi, nei suoi luoghi topici di povertà e di ricchezza, quest’ultimo capitolo vuole mostrare la città come si mostrava agli occhi del poeta a fine dell’800. 

El nost Milan è un progetto ideato e diretto da Serena Sinigaglia che ha anche firmato l’adattamento teatrale con Tindaro Granata. La traduzione dal dialetto milanese è di Domenico Ferrari. Sul palco del Teatro Carcano dal 5 all’8 dicembre troveremo Lella Costa e un coro di cittadini milanesi partecipanti ai laboratori di Atir.

Intervista a Lella Costa

Come appariva Milano agli occhi di Carlo Bertolazzi?

Sicuramente come una città in fase di grande cambiamento. Stiamo parlando della fine dell’Ottocento. E’ stata un’epoca di grandi rivoluzioni politiche e guerre d’indipendenza, ma anche di forte consapevolezza sociale e di evoluzione, che è andata avanti per un secolo. Nell’opera di Bertolazzi c’è veramente la sensazione di un momento in cui si sarebbe arrivati alla resa dei conti o allo scontro e al conflitto tra la povera gente e chi possedeva una ricchezza il più delle volte ereditata e spesso anche sperperata, come si apprende dallo spettacolo.

Possiamo definire “El nost Milan” come la fotografia di uno spaccato sociale?

Assolutamente sì, però Bertolazzi lo ha scritto con una sapienza drammaturgica e una coscienza civile e umana. C’è una descrizione dei personaggi da grande autore. Come diceva Serena Sinigaglia, se non fosse stato in dialetto milanese, probabilmente sarebbe stato uno dei capisaldi del teatro contemporaneo, perché lo è.

Cos’è rimasto di quella Milano di allora?

Io credo che purtroppo nella Milano di oggi ritroviamo una cosa che nella città di allora era più evidente e diffusa e che non solo nella nostra metropoli, ma anche nella nostra contemporaneità appare sempre più violenta: la forbice tra chi ha molto e chi non ha niente. Vediamo ogni giorno code a Pane Quotidiano e all’Opera di San Francesco, due luoghi indagati nella prima edizione del nostro spettacolo nel 2022. Vediamo quante persone sono davvero in difficoltà e quanto hanno bisogno. Paradossalmente, lo spettacolo che mettiamo in scena oggi, pur essendo collocato in un periodo ben preciso, sembra veramente che sia stato scritto stamattina e che parli di noi. Quando il teatro riesce a fare questo, è una grande emozione e un grande regalo.

“El nost Milan” è stato assieme a “L’opera da tre soldi” uno dei primi spettacoli messi in scena al Piccolo Teatro da Giorgio Strehler. C’è qualche similitudine tra le due produzioni?

C’è sicuramente un omaggio a quel teatro che non è tanto quello di Strehler. Lui, a sua volta, allestendo El nost Milan, ha riportato in scena quel modo di fare teatro, quei colori, quei fondali, quell’artigianato che si percepiva, anche se ovviamente i mezzi erano diversi. Quindi credo che non sia tanto un omaggio a Strehler in sé e ai suoi allestimenti che sono stati memorabili, ma a una maniera di “fare il teatro” che noi non vorremmo che sparisse. Desideriamo conservarla, se non altro come patrimonio comune e come elemento fondante del nostro continuare a fare teatro.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringraziano Maurizia Leonelli e Cristiana Ferrari
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