Antonello Costa, “La vita è un attico”

Un corriere è alle prese con la consegna dell’ultimo pacco della giornata. Nello stabile, però, nessuno sembra conoscere il destinatario, a partire dalla portinaia. Dopo aver superato l’iniziale stupore, con caparbietà e pazienza, il corriere dovrà far leva sul suo animo sensibile. Si troverà, suo malgrado, costretto a bussare ad ogni porta alla ricerca del destinatario del pacco. Qui lo attendono confronti con inquilini tanto bislacchi, surreali e problematici quanto esilaranti.

La vita è un attico è in scena al Teatro Martinitt di Milano dal 26 ottobre al 5 novembre con la regia di Andrea Palotto. Ne sono protagonisti Antonello Costa (anche autore del testo con Gianluca Irti e Gianfranco Phino), Gianpiero Perone, Valeria Monetti e Annalisa Costa.

Quattro domande ad Antonello Costa

Che ruolo hai nello spettacolo?

Ne ho diversi e sono tutte figure molto moderne e comiche: il primo è un igienista, forse figlio del Covid, che non dà la mano, non tocca nessuno ed è vestito con un tuta come un alieno; il secondo è un “mammo”, cioè un papà che sta a casa a badare ai quattro figli mentre la mamma è a lavorare. Questa è una figura sempre più diffusa. Il terzo è un arabo di nome Ahmed che ha sette mogli e sette suocere nell’appartamento. Il quarto è un ortoressico, cioè un tipo fissato con la dieta e la palestra. Il quinto un informatico balbuziente che sta a casa a lavorare con i computer. Infine farò Pietro Romanelli, il destinatario del pacco.

Che microcosmo emerge da questo condominio?

Viene fuori una forte solitudine di tutti i personaggi. Il pubblico ha già visto le repliche romane e si è divertito tantissimo, ma alla fine piange. E’ incredibile come dopo un’ora e un quarto d’ora di risate a crepapelle, gli spettatori piangano asciugandosi le lacrime. Quando Gianluca Irti, Gianfranco Fino ed io abbiamo scritto la commedia, abbiamo puntato sulla solitudine di tutti i personaggi ed è stupefacente come questo si sia poi avverato: i social e i telefonini dovevano migliorarci la vita; forse lo hanno fatto, ma ci hanno allontanati gli uni dagli altri.

I protagonisti non hanno contatti e sono dei microcosmi separati. Il fatto incredibile è che, pur vivendo nello stesso palazzo, non si conoscono. Infatti il pubblico ammette con un po’ di amarezza di essersi riconosciuto in un determinato personaggio. Far vedere i vizi e i difetti di quello che stiamo diventando, senza sottolinearli ma lasciandoli liberi nella coscienza degli spettatori, fa rimanere qualcosa. Questo significa che lo spettacolo ha colpito.

E’ giusto dire che c’è un mistero alla base di questa commedia?

Sì. Il mistero è scoprire se questo Pietro Romanelli verrà trovato, ma soprattutto chi è e che cosa contiene il pacco che il portiere, interpretato da un bravissimo Gianpiero Perone, porta con sé dall’inizio alla fine.

La trama è semplice ma molto originale. A te che sei anche l’autore vorrei chiedere com’è nata l’idea.

Se te lo spiego ti dico il finale, quindi non posso farlo! Lo spunto nasce proprio dalla conclusione dello spettacolo.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Lia Chirici
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